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mercoledì 23 Settembre 2026

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Scienza

Il primo atlante metabolomico dell’uva del mondo svela una nuova mappa del vino

Un’innovazione scientifica rivoluzionerà la comprensione del vino: il primo atlante metabolomico dell’uva del mondo.

Un risultato scientifico senza precedenti ha reso possibile la mappatura completa del metaboloma delle uve a livello mondiale, un passo avanti significativo per la viticoltura e l’enologia. Il progetto, realizzato grazie a un’ampia collaborazione tra ricercatori e istituzioni, ha analizzato 126 varietà di vite selezionate da circa 1500, rappresentando la biodiversità genetica globale. Questo lavoro ha portato alla creazione del primo atlante metabolomico dell’uva, un’innovazione che potrebbe trasformare il modo in cui si studia e si produce il vino.

Un’analisi dettagliata del metaboloma

Il metaboloma è l’insieme dei composti chimici prodotti e contenuti nella pianta, come zuccheri, acidi, polifenoli e precursori aromatici. L’analisi di questi composti ha permesso di identificare profili unici per ogni varietà, rivelando una specifica identità biochimica. Questo approccio ha reso possibile la creazione di un’immagine precisa di tutte le molecole che compongono ogni uva, offrendo una nuova prospettiva per comprendere le differenze tra le varietà.

La mappa metabolomica ha rivelato che alcuni vitigni, come Teroldego, Lagrein e Marzemino, condividono un profilo simile, anche se diversi per colore.

La ricerca ha anche evidenziato che le varietà aromatiche, come i Moscati e le Malvasie, presentano un profilo metabolomico distintivo, che permette di riconoscerle non solo per il colore della bacca, ma anche per la loro composizione chimica. Questo risultato ha aperto nuove possibilità per i viticoltori, che potranno utilizzare questa mappa per trovare alternative senza perdere l’identità del vino prodotto.

Un lavoro di lunga durata e collaborazione internazionale

Il progetto, iniziato nel 2007, ha visto l’impegno di ricercatori senior e giovani studiosi, tra cui Fulvio Mattivi, docente universitario trentino e attuale responsabile del Center for Food Metabolomics and Bioactives Development (CSMETAB) di Trento. L’obiettivo era creare un ponte tra genotipo e fenotipo, unendo l’informazione genetica a quella metabolomica. Questo lavoro ha portato a una copertina della rivista International Journal of Agricultural and Food Chemistry, una delle più prestigiose nel campo della chimica.

La collaborazione tra ricercatori di San Michele e esperti internazionali ha reso possibile questa innovazione.

La mappa metabolomica ha confermato che i vitigni non differiscono solo per il DNA, ma anche per la loro impronta chimica. Questo risultato ha aperto nuove strade per la ricerca enologica, permettendo di comprendere meglio l’evoluzione delle varietà e la genesi delle moderne uve. L’atlante è ora disponibile agli studiosi di tutto il mondo, offrendo un’opportunità per approfondire la conoscenza delle varietà e delle loro potenzialità enologiche. Questo lavoro rappresenta un passo avanti significativo per la viticoltura, unendo scienza e tradizione per creare un futuro più sostenibile e innovativo per il mondo del vino.

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