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giovedì 1 Ottobre 2026

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Legge elettorale, la Camera respinge le pregiudiziali: la destra supera il primo voto segreto | Diritto e politica

La Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità sulla legge elettorale con 229 no e 150 sì, la destra supera il primo voto segreto.

La Camera dei Deputati ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità sulla legge elettorale con 229 voti contrari e 150 favorevoli, superando il primo voto segreto. L’approvazione del provvedimento, che modifica le regole del sistema elettorale italiano, ha visto la destra, guidata dal governo Meloni, ottenere il sostegno necessario per proseguire con la riforma. L’evento, avvenuto il 1 ottobre 2026, ha segnato un momento cruciale per la legislatura, con l’opposizione che ha espresso timori e sospetti sulle modifiche introdotte.

Le dichiarazioni di voto e le critiche

Antonio D’Alessio di Azione ha espresso il sostegno al voto sulle pregiudiziali, sottolineando che “non si cambiano le regole in corsa” e che la legge deve essere condivisa con l’opposizione. D’Alessio ha criticato il premio di maggioranza e la mancata alternanza di genere, evidenziando come la riforma possa limitare la rappresentanza democratica. Allo stesso tempo, il deputato di Avs Devis Dori ha definito la legge un “capolavoro di incostituzionalità”, ricordando la Carta di Venezia e la necessità di non modificare le leggi elettorali nell’ultimo anno prima delle elezioni.

La democrazia non funziona così, ha detto Gianni Cuperlo del Partito Democratico, accusando il governo di “stravolgere la Costituzione per un interesse di parte”. Cuperlo ha sottolineato come la riforma sia stata scritta senza coinvolgere le opposizioni, ricordando un passato di regime. “Non è cucendosi le leggi elettorali su misura che si possono dettare le regole della rappresentanza”, ha aggiunto, riferendosi a un periodo storico in cui la democrazia era stata messa in discussione.

Le accuse e le tensioni politiche

Alfonso Colucci del M5s ha definito la legge un “disperato tentativo di imbullonarsi alle poltrone”, sottolineando come la riforma non rispetti i cittadini italiani. “Le preferenze introdotte sono farlocche”, ha rincarato Colucci, che ha criticato anche la parità di genere e le sottoscrizioni. Le tensioni sono state palpabili in Aula, con i banchi di FI e Lega che hanno ricevuto critiche per il loro atteggiamento. Riccardo Magi di +Europa ha definito la legge un “atto di prepotenza del governo”, che impedisce il gioco democratico e privilegia la governabilità. “L’indicazione del candidato premier non è una indicazione politica, ma un vincolo giuridico”, ha sottolineato Magi, evidenziando come la riforma possa limitare i poteri del capo dello Stato. La discussione ha visto un clima di forte tensione, con i deputati che hanno espresso preoccupazioni per l’impatto della legge sulla democrazia italiana.

La legge non è fatta per far vincere le elezioni, ha aggiunto Tommaso Foti, ministro della Coesione, sottolineando che la riforma deve dire no ai giochi di palazzo. Foti ha espresso la convinzione che “non ci siano sorprese” e che la legge non dovrebbe essere condivisa solo dalla maggioranza. La legge, se approvata, potrebbe modificare profondamente il sistema elettorale italiano, con conseguenze significative per la rappresentanza politica e la democrazia.

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