Il price cap sui carburanti, introdotto da Eni e seguito da altre compagnie, ha alleviato la sofferenza dei cittadini, ma non risolve la crisi energetica. Giulio Sapelli, economista e ex consigliere di amministrazione dell’Eni, ha sottolineato che l’Europa si trova in un periodo di guerre permanenti e che servono misure strutturali per garantire la sicurezza energetica. Secondo Sapelli, l’obiettivo del price cap è ridurre la sofferenza economica e quotidiana, ma non basta a risolvere i problemi di lungo periodo.
Guerra energetica e crisi di raffinazione
“Ci aspettano altri venti o trent’anni di guerra”, ha dichiarato Sapelli, sottolineando che l’Europa, costretta ad importare non solo petrolio ma anche benzina e diesel, deve ampliare la raffinazione, aumentare il numero degli impianti e diversificare le fonti. L’Eni, grazie alla sua struttura integrata, è in grado di gestire l’intera catena del valore, dall’estrazione al distribuzione, e quindi di ridurre i prezzi senza danneggiare il Tesoro o gli azionisti. La mancanza di raffinazione in Europa ha reso necessario l’importazione di benzina e diesel. Non è un caso che nelle guerre in corso si bombardino le raffinerie, poiché sono fondamentali per la produzione di carburanti. L’Eni, con impianti come quello di Gela, è in grado di produrre anche biofuel, ma la situazione generale rimane critica. L’Europa, che un tempo era uno dei principali produttori di petrolio, oggi dipende quasi esclusivamente dall’estero per soddisfare la domanda.
Le conseguenze del fanatismo ecologico
“Il fatto che non abbiamo diesel, che non lo produciamo più e dobbiamo comprarlo dagli Stati Uniti è una catastrofe”, ha aggiunto Sapelli. L’Unione Europea ha gran parte del parco circolante che va a diesel, e la mancanza di approvvigionamenti locali mette a rischio la mobilità e l’economia. La soluzione, secondo l’economista, passa attraverso l’ampliamento della raffinazione e l’implementazione di fonti alternative.
Il price cap non è una soluzione definitiva, ma un provvedimento temporaneo. L’Eni non ha fatto un favore al governo Meloni, ma ha dato un servizio a quella che una volta si chiamava ragion di Stato. L’obiettivo è ridurre la sofferenza e garantire l’ordine pubblico, ma non si può pensare di risolvere la crisi energetica con misure temporanee. “Perché compagnie del genere non possono decidere su una cosa così delicata dall’oggi al domani, servono studi, passaggi in cda e via dicendo”, ha sottolineato.
“Se non vogliamo andare a piedi come accadde per la crisi petrolifera degli anni ‘70”, ha concluso Sapelli, “è giunto il momento di risparmiare carburante”. L’Eni, con la sua strategia integrata, è in grado di offrire sconti ai cittadini, ma serve un piano strutturale per garantire la sicurezza energetica a lungo termine. La guerra energetica non è un problema transitorio, ma una sfida che richiede una risposta concreta e duratura.



