Il Museo di Archeologia dell’Università di Pavia ha riaperto ieri la sua porta ai visitatori dopo una lunga fase di chiusura per i lavori di restauro. L’accesso alla sede storica, ubicata sotto la Crociera del quattrocentesco Ospedale San Matteo, è stato reso possibile grazie a un allestimento provvisorio e inedito, che si presenta come un “cantiere aperto” in attesa del progetto definitivo. L’obiettivo è coinvolgere visitatori, cittadini e la comunità accademica in un percorso che mette al centro i reperti ancora protetti all’interno delle loro casse di trasporto.
Un allestimento inedito e interattivo
Il nuovo percorso temporaneo, nato da una suggestione del team dell’architetto e museografo Massimo Ferrari, mette in scena le stesse casse con cui i manufatti sono stati custoditi negli ultimi due anni. Al centro delle sale, diventano il fulcro visivo ed emotivo della visita, mantenendo l’ordinamento storico originale. L’idea è di creare un dialogo rinnovato tra lo spazio, la collezione e i visitatori, permettendo di scoprire da vicino la preziosità, la fragilità e le esigenze di conservazione dei reperti. Il museo non si presenta solo come luogo di conservazione, ma come strumento di orientamento formativo. Attraverso il contatto diretto con i reperti originali, i calchi e i contesti storici, gli studenti delle scuole superiori (e non solo) potranno avvicinarsi al mondo dell’archeologia e scoprire da vicino i metodi della ricerca scientifica.
Un museo che si trasforma per attrarre
«Non tutti gli imballaggi sono aperti: alcuni disveleranno in futuro il loro contenuto, perché un museo vive solo se si trasforma e, nei cambiamenti, è capace di attirare e stimolare i visitatori» spiega Elena Calandra, direttrice del Museo. L’operazione si inserisce all’interno del più ampio e strategico piano di investimenti promosso dal Sistema Museale dell’Università, che sta sostenendo un profondo rinnovamento strutturale e didattico dei suoi percorsi espositivi per valorizzare un patrimonio storico-scientifico unico. Il museo vanta una storia legata alla prima cattedra di archeologia istituita in Italia nel 1820. Custodisce materiali preziosi dall’Italia e dal mondo, che spaziano dalla preistoria all’Egitto, dalle civiltà dell’Italia antica e di epoca romana fino al Rinascimento, conservando inoltre un’importante gipsoteca.
Il progetto è stato realizzato grazie al lavoro di un team di esperti, tra cui Massimo Ferrari, docente di Composizione Architettonica e Urbana al Politecnico di Milano, e Claudia Tinazzi, ricercatrice RtdB, insieme ad Annalucia D’Erchia e Daniela Mori. Hanno accettato la sfida di far tornare in breve tempo la preziosa collezione del Museo alla sua prestigiosa sede. L’obiettivo è modernizzare il museo per incrementare significativamente l’affluenza degli studenti delle scuole di ogni ordine e grado e dei corsi di laurea universitari.
Il Museo di Archeologia non si propone soltanto come luogo di conservazione e ricerca scientifica, ma diventa un importante strumento di orientamento formativo. Un punto di vista insolito e non convenzionale, anche se provvisorio, che si incammina verso il progetto definitivo. L’esperienza di visita si presenta come un’occasione unica per comprendere l’importanza della conservazione e la trasformazione continua del patrimonio culturale.



