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sabato 3 Ottobre 2026

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Esteri

Zhang Weiwei: una visione alternativa sul conflitto in Ucraina e sul modello politico cinese

Il professor Zhang Weiwei critica il modello occidentale e propone una visione alternativa della leadership cinese e della governance globale.

Il professor Zhang Weiwei, docente di Relazioni internazionali presso la Fudan University, ha espresso critiche esplicite nei confronti dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della NATO, proponendo una visione alternativa della leadership cinese e della governance globale. La sua analisi si concentra su temi come il conflitto in Ucraina, la competizione tra potenze e la sfida dell’intelligenza artificiale, con un’attenzione particolare alla differenza tra il modello politico cinese e i sistemi democratici occidentali.

Un modello di leadership diverso

Zhang Weiwei sostiene che la leadership cinese si basa su una lunga tradizione di selezione dei funzionari, iniziata con gli esami imperiali più di 1500 anni fa. Questo sistema, a suo avviso, garantisce una leadership dotata di competenza amministrativa e di una visione a lungo termine, elementi che definiscono la leadership cinese come “tra le più competenti al mondo”. Secondo il professore, questa continuità storica ha creato una struttura politica che, pur evolvendosi, mantiene una focalizzazione costante sulla capacità tecnica e sull’esperienza.

La visione del “Stato-civiltà” mette in discussione i criteri occidentali di valutazione politica. Il concetto di “Stato-civiltà”, riproposto da Zhang, mette in discussione i criteri occidentali di valutazione politica. Secondo il professore, la Cina non può essere interpretata come un semplice Stato-nazione moderno, ma come la sintesi di una potenza amministrativa e di una civiltà politica millenaria. Questa visione, a suo avviso, giustifica una storia di selezione dei funzionari basata su esami imperiali e su una continuità amministrativa che ancora oggi plasma la classe dirigente.

Conflitto in Ucraina e espansione della NATO

Zhang Weiwei ha ribadito la posizione ufficiale cinese sulla guerra in Ucraina, attribuendo la causa principale all’espansione della NATO. Secondo il professore, i cinque allargamenti verso est hanno creato le condizioni per il conflitto e, se la NATO si fosse fermata al quarto allargamento, la guerra avrebbe potuto essere evitata. Il docente avverte che l’Europa sta adottando una mentalità guerrigliera, preparando scenari di conflitto entro il 2029-2030, postura che definisce irrazionale. Invita quindi l’Unione a riscoprire una sicurezza comune che includa anche la Russia, piuttosto che escluderla e alimentare tensioni.

La leadership europea è vista come “molto debole” e inferiore a quella cinese. Il professor Zhang ha anche criticato la leadership europea, definendola “molto debole” e inferiore a quella cinese. Sostiene che l’Europa abbia perso autonomia a causa della dipendenza dagli Stati Uniti. Inoltre, ha ricordato le proprie previsioni del 2011, quando aveva avvertito che le primavere arabe avrebbero sfociato in un “Arab Winter” e che il populismo avrebbe potuto indebolire le democrazie occidentali, prevedendo persino l’elezione di un presidente americano più impopolare di George W. Bush. Secondo lui, questi avvertimenti si sono concretizzati con l’avvento di Donald Trump.

Il professor Zhang ha anche sottolineato l’importanza di una collaborazione tra Cina e Stati Uniti per stabilire meccanismi di allerta precoce sull’intelligenza artificiale, analoghi a quelli sviluppati per il controllo degli arsenali nucleari. L’obiettivo, spiega, è trasformare la competizione in “una sfida positiva”, evitando che la tecnologia diventi una minaccia esistenziale. Relativamente al commercio, Zhang ha riconosciuto che la bilancia commerciale appare sbilanciata a favore di Pechino, ma ha sottolineato che gran parte di questo surplus deriva da prodotti europei fabbricati in Cina e poi reimmessi nel mercato occidentale, soprattutto nel settore automobilistico. Il professore propone quindi di “creare una torta più grande”, invitando entrambe le parti a collaborare per trasformare gli squilibri in opportunità condivise, evitando una guerra commerciale che definisce “stupida”.

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