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domenica 4 Ottobre 2026

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Riforma porti: i timori per Messina e lo Stretto

Riforma porti: i timori per Messina e lo Stretto

La riforma della governance portuale, annunciata dal viceministro Edoardo Rixi, ha suscitato preoccupazioni specifiche per Messina e i porti dello Stretto. Nonostante le assicurazioni del governo, non esistono garanzie che i porti del sistema Centro-Nord non vengano privilegiati, a scapito di quelli più solidi economicamente, come l’Autorità dello Stretto. La riforma, che prevede la creazione della società “Porti d’Italia Spa”, potrebbe portare a scompensi tra le Autorità di sistema portuale, con rischi concreti per i territori che hanno bilanci in positivo.

La riforma e il potere della nuova società

La riforma, che sta seguendo un iter di approvazione nella Commissione Trasporti di Montecitorio, prevede la creazione di una società che avrà il potere di decidere le priorità per le infrastrutture portuali. Rixi ha spiegato che l’obiettivo è di rendere più efficiente il sistema della spesa e del controllo sull’indebitamento, ma il rischio è che le Autorità più solide, come quella dello Stretto, possano essere sacrificate. La società, che avrà un ruolo centrale, potrebbe influenzare le scelte strategiche, con conseguenze dirette sui porti regionali.

Le Autorità di sistema portuale presentano situazioni economiche molto diverse. Mentre alcune, come l’Autorità dello Stretto, hanno chiuso il 2025 con un attivo di 90 milioni di euro, altre si trovano in situazioni di indebitamento. Questa disparità potrebbe essere aggravata dalla riforma, che potrebbe favorire le Autorità del Centro-Nord, considerate più strategiche, a scapito di quelle con un bilancio più solido. Non esistono garanzie che i porti del sistema Centro-Nord non vengano privilegiati.

Le istanze dei territori e dei gruppi parlamentari

Le preoccupazioni dei territori, tra cui lo Stretto, sono state parzialmente ascoltate, ma non del tutto soddisfatte. Rixi ha riconosciuto le richieste e le rimostranze, ma ha anche sottolineato che la riforma è necessaria per modernizzare il sistema portuale e migliorare la logistica nazionale. La creazione della società “Porti d’Italia Spa” è vista come un’opportunità per coordinare le attività delle Autorità di sistema, ma anche come un rischio per la diversità delle risorse e delle priorità locali.

Il viceministro ha anche spiegato che la riforma include la partecipazione all’estero nei Paesi di approvvigionamento delle merci, una misura che potrebbe migliorare la competitività dei porti italiani. Tuttavia, le modifiche al disegno di legge, che include 622 emendamenti, sono in corso di approvazione e molti sono stati già bocciati per essere pretestuosi. La riforma potrebbe portare a un cambio radicale nella gestione dei porti. La riforma, se approvata, potrebbe portare a un modello di governance portuale diverso, con un ruolo centrale per la società creata. Tuttavia, le preoccupazioni per Messina e lo Stretto restano, nonostante le assicurazioni del viceministro. La situazione rimane in attesa di una decisione definitiva, che potrebbe influenzare il futuro dei porti italiani e delle loro economie locali.

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