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martedì 6 Ottobre 2026

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Economia

Il grano si sposta e i prezzi salgono

I prezzi del grano aumentano a causa dei rallentamenti delle esportazioni russe e ucraine nel Mar Nero.

Il grano si sposta e i prezzi salgono. Gli attacchi nel Mar Nero hanno rallentato le esportazioni russe e ucraine, spingendo i mercati internazionali a registrare un aumento dei prezzi. Mosca cerca nuove rotte nel Baltico e nell’Artico, mentre i costi di consegna e le complessità logistico-legali hanno reso più difficile il trasferimento del cereale ai mercati esteri. Per l’Italia, la questione non è solo il prezzo internazionale, ma anche i costi di ricezione del cereale nella qualità necessaria, rispetto a un anno fa e rispetto al prezzo indicato dalle Borse.

Le rotte alternative e i nuovi sbocchi

Le esportazioni russe di grano sono in calo, con un volume di circa 2,45 milioni di tonnellate nel settembre 2026, la metà rispetto allo stesso mese del 2025. La riduzione si spiega con le difficoltà di transito nel Mar Nero, dove il 90% delle esportazioni passava in precedenza. Per superare il blocco, Mosca ha cercato alternative, come il Mar Baltico e l’Artico. A Ust-Luga, un terminal che esportava fertilizzanti ha iniziato a caricare cereali, mentre a Murmansk si preparano le prime spedizioni di grano via mare. Queste rotte alternative richiedono nuove infrastrutture e contratti, aumentando i costi di trasporto e logistica.

Le rotte alternative non risolvono immediatamente i problemi logistici, ma modificano la geografia delle esportazioni. La FAO prevede per il 2026 una produzione mondiale di grano di 810,7 milioni di tonnellate, inferiore a quella del 2025 ma comunque la seconda più alta mai registrata. Le scorte globali di cereali resterebbero relativamente confortevoli in termini storici, ma una parte si accumulerà in Russia e Ucraina a causa delle difficoltà di esportazione. Il grano esiste, ma la sua consegna ai mercati esteri diventa meno certa.

Le complessità del mercato e i costi aggiuntivi

Per chi acquista, la quotazione non è l’unica componente del costo. Bisogna considerare il trasporto, il nolo della nave, l’assicurazione, il cambio e il costo di tenere ferma la merce o il capitale in caso di ritardi. Le spedizioni dall’inizio della campagna procedono a un ritmo insolitamente lento a causa delle interruzioni nel Mar Nero, dove produzione e disponibilità per gli importatori non avanzano necessariamente insieme. La filiera del grano non si ferma al prezzo di mercato, ma include costi aggiuntivi che influenzano il prezzo finale. Tra il campo e lo scaffale ci sono molitura, energia, lavoro, confezionamento, distribuzione e contratti di acquisto spesso conclusi mesi prima. La Banca centrale europea ha mostrato quanto i costi energetici e le diverse fasi della filiera incidano sull’inflazione alimentare. Va inoltre distinto il grano tenero, usato prevalentemente per le farine da panificazione, dal grano duro destinato alla semola: seguono mercati che non si muovono sempre allo stesso modo.

Il mercato finanziario ha un ruolo non trascurabile, ma non determinante. I contratti future permettono a chi vende e a chi compra di fissare in anticipo un prezzo o di proteggersi dalle sue oscillazioni. Tuttavia, le operazioni dei fondi possono accentuare la volatilità, ma attribuire ai fondi l’intero rincaro del grano sarebbe una conclusione non realistica. Nel rapporto della Commodity Futures Trading Commission del 22 settembre, i gestori finanziari risultavano complessivamente venditori netti, e quindi posizionati al ribasso, sul contratto del grano tenero trattato a Chicago: un invito a distinguere le scommesse finanziarie dai problemi materiali delle spedizioni.

Nonostante l’aumento della materia prima, il prezzo di pane e pasta non si muove automaticamente nello stesso modo. Per sapere se arriverà fino al pane o alla pasta occorre osservare quanto di questo divario sarà assorbito da trasformatori, distributori e venditori. Il prezzo pagato dal consumatore è l’ultimo passaggio di questa storia, ma possiamo prevedere che non sarà indolore.

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