Una piccola comunità australiana ha vinto una battaglia legale contro l’ampliamento di una miniera di carbone, grazie a una sentenza storica dell’Alta Corte. Il caso riguarda la miniera di Mount Pleasant, nella Hunter Valley, e ha segnato un cambiamento di paradigma nella lotta ai cambiamenti climatici. La sentenza ha stabilito che le autorità devono valutare non solo le emissioni locali, ma anche quelle generate quando il carbone viene esportato e bruciato all’estero, un aspetto che rappresenta il 98% delle emissioni totali. La decisione ha reso impossibile l’espansione del progetto, che mirava a raddoppiare la produzione della miniera.
Una battaglia legale che ha cambiato le regole
La causa è partita da un gruppo di residenti guidati da Wendy Wales e Tony Lonergan, insegnanti in pensione che hanno fondato l’organizzazione comunitaria Denman Aberdeen Muswellbrook Scone Healthy Environment Group (Dams Heg). La comunità ha protestato contro l’impatto ambientale del progetto, che avrebbe portato a un aumento significativo delle emissioni di gas serra. La battaglia ha visto il tribunale ambientale del New South Wales inizialmente dare ragione a MACH Energy, la società che gestisce la miniera. Tuttavia, il gruppo di residenti non si è arreso e ha portato la causa davanti alla Corte d’appello, dove nel 2025 hanno ottenuto un importante successo.
La sentenza ha reso impossibile l’approvazione del progetto di espansione. La decisione ha avuto un impatto significativo, poiché è la prima volta che la massima corte australiana si è pronunciata su un caso legato ai cambiamenti climatici. La sentenza ha anche reso più difficile per le aziende minerarie ottenere approvazioni per nuovi progetti, a causa della richiesta di valutare le emissioni globali.
Un precedente che potrebbe influenzare altri progetti
La sentenza ha già messo in discussione altri grandi progetti minerari, tra cui l’espansione della Hunter Valley Operations, il più grande progetto di espansione di una miniera di carbone nella storia del New South Wales. La decisione ha anche reso più complessa la posizione delle aziende come MACH Energy, che ha annunciato un nuovo ricorso, sottolineando la perdita di posti di lavoro che potrebbe derivare dal pronunciamento del tribunale. La battaglia prosegue con l’obiettivo di imporre il principio che non si può separare l’estrazione di combustibili fossili dalle conseguenze climatiche. Gli attivisti ambientali e il partito dei Verdi hanno assicurato che la battaglia prosegue, con l’obiettivo di imporre una volta per tutte il principio che non si può separare artificialmente l’estrazione di combustibili fossili dalle conseguenze climatiche del loro utilizzo.
Secondo lo studio legale Johnson Legal, che ha rappresentato i residenti, la sentenza obbliga i governi australiani a assumersi la responsabilità delle emissioni generate dalle esportazioni di carbone. Wendy Wales, una delle leader della causa, ha commentato: “Oggi l’Alta Corte ha affermato ciò che abbiamo sempre saputo: non possiamo estrarre carbone, spedirlo all’estero, assistere passivamente al cambiamento climatico e poi fingere che le conseguenze non ci riguardino e non ci toccheranno.”



