Il Golfo di Finlandia, a poche decine di chilometri dal terminal petrolifero russo di Ust-Luga, mostra un quadro di navi in attesa che si presenta come un fenomeno cronico, non un’emergenza improvvisa. Un’analisi satellitare e un incrocio di dati Ais pubblici restituiscono un’immagine sfumata ma non meno inquietante, con un’immagine di navi in attesa che si protrae da mesi. Il 3 ottobre 2026, l’immagine satellitare Copernicus Sentinel-1 (Sar) ha fotografato un’area con navi in attesa, con un blocco bianco che indica il terminal portuale di Ust-Luga. Questo quadro, però, non è nuovo: il numero di navi in attesa si è mantenuto stabile nel tempo, anche se la situazione si è aggravata a causa degli attacchi ucraini al naviglio russo nel Mar Nero.
Un fenomeno strutturale, non un’emergenza improvvisa
Da metà agosto 2026, la stampa internazionale ha segnalato un aumento del numero di navi in attesa nel Golfo di Finlandia. Il 16 agosto, le navi in attesa erano meno di dieci; il 16 settembre, il numero era raddoppiato a circa 24; il 30 settembre, il numero era salito a circa 150, con 65 petroliere e 85 navi cargo. Il 2 ottobre, il numero è arrivato a circa 200, di cui 111 petroliere e 83 cargo. La fila principale, di quasi 60 chilometri, si concentra all’imbocco del golfo, mentre un gruppo più defilato di 43 navi si trova fino a 120 chilometri dal terminal di Ust-Luga, con tempi di attesa che arrivano a cinque giorni per l’ingresso in porto.
La causa di questa situazione è nota: gli attacchi dei droni ucraini al naviglio russo nel Mar Nero hanno spinto Mosca a dirottare parte del traffico verso i porti baltici, creando un collo di bottiglia. Tuttavia, il confronto tra l’immagine satellitare del 3 ottobre e quelle del periodo precedente mostra che il numero di bersagli visibili in questo specifico riquadro è rimasto sorprendentemente stabile. Il fenomeno non è un picco improvviso, ma un ancoraggio semi-permanente che esiste da tempo.
Bandiere incrociate e navi di diversa origine
I dati pubblici di tracciamento navale (Ais, via MarineTraffic) del 5 ottobre 2026 fotografano un piccolo campione eterogeneo dell’ancoraggio di Ust-Luga. Le quattro schede che seguono illustrano bene la doppia, anzi quadrupla, natura di questa flotta: chi batte ormai bandiera russa, chi naviga ancora sotto bandiere di comodo, e chi appartiene al naviglio russo più anziano e a rischio. Ad esempio, la petroliera Progress, con bandiera russa, è ferma all’ancora dal 29 settembre, con oltre una settimana di attesa. La petroliera Sled, con bandiera Bahamas, è all’ancora dal 2 settembre, con oltre un mese di sosta. La petroliera Arlan, con bandiera Sierra Leone, naviga lentamente (4,1 nodi), ma con un intervallo di circa due mesi tra l’ultimo porto toccato (1 agosto) e l’arrivo atteso (3 ottobre). La petroliera Volgoneft 259, con bandiera russa, è un tanker fluviomarittimo per prodotti petroliferi, con pescaggio ridotto (2,8 metri) e classe già coinvolta in incidenti ambientali nel Mar Nero.
Questo microcosmo va letto dentro una cornice più ampia: centinaia di petroliere che stanno cambiando bandiera verso il registro russo per sottrarsi ai controlli occidentali; cavi sottomarini di telecomunicazione ed energia tranciati nel Baltico negli ultimi anni, con sospetti ricorrenti sulla flotta ombra; e un price cap sul petrolio russo che questa stessa flotta esiste, in larga parte, per aggirare. Il Baltico sta diventando un retrobottega semi-permanente per una parte della marina mercantile russa più opaca.
Il fenomeno non è solo un’emergenza da fotografare e dimenticare, ma una condizione strutturale. Ed è forse questo, più della crescita o meno della coda in sé, il motivo per cui vale la pena continuare a osservarla dall’alto, con dati pubblici e immagini satellitari che mostrano una situazione complessa e in evoluzione.



