Il coronavirus non è scomparso, ma il suo impatto sulla popolazione si è ridotto nel tempo, anche se la sua circolazione rimane difficile da prevedere. Mentre l’influenza e altre malattie respiratorie mantengono i picchi tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, il Covid ha mostrato una circolazione ricorrente nel periodo estivo. Questo fenomeno, però, non ha reso il virus innocuo: la malattia causa ancora seri problemi di salute, soprattutto tra le persone anziane e quelle fragili. Anche oggi, decine di casi di Covid vengono trattati nei reparti di terapia intensiva negli ospedali.
La stagionalità del virus e i dati di sorveglianza
La complessità nella ricostruzione dell’andamento del virus è legata alla ridotta disponibilità di dati. I dati si riferiscono alle infezioni diagnosticate e segnalate, non a tutti i contagi avvenuti nella popolazione. Inoltre, la sospensione delle attività della sorveglianza integrata dei virus respiratori RespiVirNet ha reso più difficile il calcolo dei dati. Nonostante ciò, l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha registrato un aumento dell’incidenza del virus nella settimana dal 14 al 20 settembre, con 180 casi diagnosticati e segnalati, in aumento rispetto alla settimana precedente.
Le nuove varianti e la campagna vaccinale
Le nuove varianti del virus, i diversi gradi di immunità della popolazione e le condizioni ambientali possono influenzare la circolazione del virus, ma non sono sempre facili da studiare. Per ridurre il rischio di nuove infezioni, in particolare tra i più fragili, è iniziata la nuova campagna vaccinale anti-Covid, che va di pari passo con quella anti-influenzale. La stagione fredda, con la maggiore frequentazione degli spazi al chiuso, aumenta il rischio di diffusione dei virus aerei, anche se il coronavirus sembra non seguire sempre lo stesso schema stagionale dell’influenza.
Un gruppo di ricerca in Spagna ha analizzato l’andamento di diversi virus respiratori in Catalogna, raccogliendo quasi 33mila campioni tra ottobre 2022 e settembre 2025. Lo studio ha segnalato che, mentre l’influenza e altre malattie respiratorie mantengono i picchi tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno, il Covid ha mostrato una circolazione ricorrente nel periodo estivo. Tuttavia, tre anni di osservazioni in una sola regione non bastano per stabilire se il SARS-CoV-2 sia diventato un virus a circolazione estiva, né per applicare conclusioni simili all’Italia. Un gruppo di ricerca italiano ha analizzato oltre 8mila campioni raccolti tra gennaio 2024 e ottobre 2025 in ambulatori e ospedali di Milano. I risultati mostrano che l’attività del coronavirus è stata elevata nella primavera e nell’estate del 2024, e che è poi diminuita nei mesi seguenti prima di tornare a crescere nella seconda metà del 2025. Anche in questo caso, i campioni provenivano da persone sottoposte ai test, ma non rappresentavano necessariamente tutte le infezioni del periodo, limitando la rappresentatività dei dati.
Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) segnala che il coronavirus non si è ancora stabilizzato e che quindi non è possibile prevederne con sicurezza i picchi. La questione della stagionalità è rilevante anche per decidere quando offrire le vaccinazioni. In molti paesi, la campagna vaccinale contro il Covid viene organizzata a inizio autunno, in parallelo con quella anti-influenzale, per semplificare le procedure per chi si vuole vaccinare. Il vaccino offre una protezione di diversi mesi, ma se i picchi dovessero essere sempre nel periodo primaverile o estivo, potrebbe essere utile ripensare il calendario vaccinale.
Per la stagione fredda tra il 2026 e il 2027, al momento le principali istituzioni sanitarie non prevedono particolari problemi legati al Covid e si aspettano una bassa circolazione del coronavirus. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha segnalato che a fine settembre la diffusione della malattia era bassa e stabile nella maggior parte dei paesi che ancora comunicano i dati, con lievi aumenti in alcune zone dell’Asia. La variante del virus più diffusa in Europa è XFG, che riguarda poco più della metà dei casi di Covid segnalati alle autorità sanitarie. Il vaccino che sarà somministrato in Italia è aggiornato contro questa variante, che non sembra associata a una maggiore gravità della malattia.



