La Sicilia, pur essendo una regione con un forte legame con la mobilità sostenibile, rimane in ritardo rispetto alle altre regioni italiane, soprattutto quelle del Nord. A Palermo, la città con il maggior numero di piste ciclabili del Sud, nel 2024 contava 65 chilometri di percorsi dedicati ai ciclisti. Tuttavia, il divario con le principali città del Centro-Nord, come Torino, Milano e Roma, è abissale: rispettivamente 261, 332 e 328 chilometri. La mancanza di investimenti e la lentezza nella realizzazione di nuove infrastrutture hanno portato a un aumento dei rischi per i ciclisti, con numeri drammatici.
Un Sud in ritardo sulla mobilità dolce
Nel 2025 in Italia sono stati 222 i ciclisti rimasti uccisi in incidenti stradali, secondo i dati dell’Osservatorio Asaps. A Palermo, il 29 settembre 2026, un 36enne è rimasto schiacciato da un mezzo pesante all’incrocio tra via Belgio e viale Strasburgo. A febbraio, invece, un uomo di 55 anni è morto investito da una motrice mentre pedalava in via Francesco Crispi. Questi episodi rappresentano un quadro preoccupante, che mette in luce la mancanza di infrastrutture sicure e la scarsa attenzione alle esigenze dei ciclisti.
La Sicilia non è l’unica a soffrire di un deficit di piste ciclabili. A Catania, il numero di piste ciclabili è limitato: nel 2024, Istat registra solo 23 chilometri. Tuttavia, il Comune ha rinunciato a utilizzare i fondi del Poc 2014-2020, destinati al progetto Reti della mobilità dolce, a causa della numerosità dei cantieri in atto e della previsione di interventi finanziati dal Pnrr. Il finanziamento per il progetto Pnrr, che punta a collegare le sedi universitarie con le stazioni e i nodi di interscambio, ha visto un avanzamento pari al 28,2% al 13 giugno 2026.
Protesta e modifiche ai tracciati
Le proteste dei residenti e degli operatori commerciali hanno portato a modifiche nei tracciati delle piste ciclabili. A fine 2025, in corso Calatafimi e in primavera nelle vie Generale Di Maria e Damiani Almeyda, i cittadini hanno espresso preoccupazioni per le trasformazioni subite dagli assi viari. L’assessore comunale Roberto Lagalla ha riconosciuto l’importanza di ascoltare le opinioni dei cittadini e di rimodulare alcuni tracciati per trovare un equilibrio tra mobilità e vivibilità.
La mobilità dolce non è solo un tema di sicurezza, ma anche di sostenibilità e economia. Nonostante più piste ciclabili possano gradualmente scoraggiare l’uso delle auto, e quindi incrementare la sicurezza delle strade, e malgrado i vantaggi che ne deriverebbero in termini economici e ambientali, su questo fronte nel Paese c’è un grosso gap territoriale. Secondo Istat, al Sud non si investe ancora quanto al Nord per le zone dedicate alle bici: nel 2024, nel Mezzogiorno si contano poco più di 617 chilometri di piste ciclabili, contro i quasi 4.390 realizzati nelle regioni settentrionali.
A Palermo, l’Amministrazione comunale ha posto la mobilità dolce tra i suoi obiettivi principali. Il Piano urbano della mobilità sostenibile prevede la realizzazione di 80 chilometri di pista ciclabile in tre lotti. Tuttavia, i progetti sono in ritardo, con il terzo lotto da 52 chilometri che non ha ancora informazioni su avanzamento finanziario o amministrativo. I primi due lotti, finanziati con fondi del Pnrr, hanno visto una spesa rendicontata pari a 3,6 milioni sui 7,4 disponibili. Nonostante i vantaggi economici, ambientali e di sicurezza derivanti dall’investimento nella mobilità dolce, il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, rimane indietro. La mancanza di infrastrutture adeguate e la lentezza nella realizzazione dei progetti continuano a mettere a rischio la sicurezza dei ciclisti e a limitare le opportunità di sostenibilità urbana.



