La decisione sulla data delle prossime elezioni è in bilico tra la volontà di FdI di spostarle in primavera e le preoccupazioni dei suoi alleati, Lega e Forza Italia, che temono un calo di consenso. La legge elettorale, approvata e promulgata, ha reso la premier Giorgia Meloni l’unica a poter decidere quando si andrà a votare, ma il Quirinale vigila per evitare spese inutili. La premier, infatti, dovrà consegnare le proprie dimissioni e chiedere lo scioglimento delle Camere, un passo che potrebbe influenzare la scelta finale.
La legge elettorale e il Quirinale
La promulgazione della legge elettorale ha dato a Meloni un margine di manovra per decidere la data delle elezioni, ma il Quirinale ha espresso attenzione per evitare spese inutili. La premier, infatti, dovrà consegnare le proprie dimissioni e chiedere lo scioglimento delle Camere, un passo che potrebbe influenzare la scelta finale. La logica istituzionale indica una data di fine legislatura, ma la logica politica varia a seconda di chi parla. Il Quirinale vigila per evitare spese inutili per sdoppiare la data del voto. La legge elettorale è già promulgata, ma il governo dovrà affrontare ricorsi che partiranno da lunedì a tutte le corti d’appello d’Italia. La premier può rivendicare che non ci sono rilievi costituzionali evidenti, ma la situazione resta delicata.
Le tensioni tra FdI e i suoi alleati
Se la maggioranza di FdI preferisce il voto in primavera, i vertici di Lega e Forza Italia sono contrari. Addirittura, il sì al Melonellum potrebbe essere legato all’accordo di andare a votare il più tardi possibile. La legge proporzionale ha reso necessario distinguersi non tanto dagli avversari, quanto dagli alleati. In Sicilia, Renato Schifani ha minacciato e poi rimesso in tasca le dimissioni dopo ingerenze sgradite, mentre in Calabria Roberto Occhiuto ha messo nero su bianco il bisogno di un cambio di passo.
Il territorio della propaganda, con una legge proporzionale, costringe ogni partito a cercare di distinguersi. FdI ha anche chiuso un accordo elettorale con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che formerà una componente parlamentare nel gruppo Misto alla Camera. L’obiettivo è ridurre il numero di firme per presentarsi alle prossime elezioni e spingere il centrodestra verso il 42 per cento.
La legge proporzionale ha reso necessario distinguersi non tanto dagli avversari, quanto dagli alleati. La situazione non è semplice, e i partiti devono affrontare sfide interne e esterne. La Lega, con Matteo Salvini che ha convocato un congresso lampo, deve affrontare l’instabilità interna e il rischio di perdere il sostegno degli elettori. In Forza Italia, Antonio Tajani riceve assicurazioni dalla famiglia Berlusconi, ma gli scettici non si curano più di nascondersi. La situazione è complessa, con variabili esterne che potrebbero peggiorare i conti e i fronti internazionali. Nonostante le tensioni, FdI cerca di mantenere il controllo sulla data delle elezioni, ma i suoi alleati temono un calo di consenso.



