Il Comune di Padova ha deciso di bloccare la realizzazione di una nuova chiesa ortodossa al capolinea del tram a Pontevigodarzere, un provvedimento che ha scatenato proteste e dibattito tra i rappresentanti delle comunità religiose e i politici locali. La decisione, annunciata durante un incontro tra i tecnici comunali, i rappresentanti della comunità ortodossa e i progettisti, ha messo fine a un anno e mezzo di interlocuzioni formali e informali. La chiusura della pratica ha azzerato un lavoro intenso e una serie di passaggi ufficiali, tra cui la firma di un contratto preliminare di compravendita tra la ditta Roman Viorel e la Parrocchia di Santa Parasceva.
Un anno e mezzo di interlocuzioni
La vicenda ha avuto inizio il 10 gennaio 2025, con la presentazione ufficiale all’amministrazione dei soggetti coinvolti: il Vescovo Siluan, la Parrocchia di Santa Parasceva e il Consolato romeno, con il deposito degli atti costitutivi. L’incontro chiave si è tenuto il 10 luglio dell’anno scorso, quando, assieme al consigliere Enrico Turrin, il rappresentante della comunità ha incontrato il sindaco Sergio Giordani e il vicesindaco Antonio Bressa, che hanno confermato formalmente la fattibilità della modifica all’accordo pubblico-privato esistente.
Da quel momento, i tecnici a cui si appoggiano i fedeli hanno iniziato le pratiche per ottenere il permesso per realizzare l’opera e, soprattutto, per l’acquisizione dell’area. Lo scorso giugno è stato dato il via libera ufficiale a procedere con l’acquisto dei terreni e la stesura della bozza di modifica alla proposta iniziale, programmando il voto definitivo in Consiglio comunale tra il 15 settembre e il 15 novembre 2026.
Un diniego improvviso e motivazioni contestate
La decisione di bloccare il progetto è arrivata la settimana scorsa, durante un incontro alla presenza del vicesindaco Bressa e dell’assessore all’Urbanistica Andrea Ragona. L’amministrazione comunale ha decretato la chiusura della pratica, esprimendo un diniego finale al progetto. Un esito che azzera oltre un anno e mezzo di lavoro, ha commentato Filippo Ascierto, uno dei rappresentanti della comunità. Turrin ha espresso la sua indignazione, sostenendo che le motivazioni in materia di tutela del consumo di suolo non sono accettabili. Secondo lui, un intervento complessivo di 750 metri quadri su un’area già destinata a servizi e con le obbligatorie compensazioni ambientali non giustifica un diniego improvviso.
Ragona, a sua volta, ha chiarito che l’amministrazione è sempre stata molto chiara sul consumo di suolo: per approvare il progetto serve una variante urbanistica che deve passare in consiglio, dove non ci sono i numeri necessari per il via libera. Questa posizione ha alimentato le proteste e le accuse di politicizzazione del processo. La comunità ortodossa di rito romeno, che ha raccolto tremila firme a sostegno del progetto, continua a sperare in un cambio di rotta. La realizzazione della chiesa rappresenta un simbolo di integrazione e di riconoscimento delle comunità minoritarie. La vicenda, però, rimane aperta e potrebbe portare a nuove tensioni tra amministrazione e comunità religiosa.
La battaglia non è solo per l’edificio, ma anche per la visibilità delle comunità cristiane. Zanon ha sottolineato che la decisione del Comune sembra non considerare l’importanza delle realtà religiose non tradizionali. «Questa è una battaglia anche per difendere le realtà cristiane che non sembrano suscitare l’interesse dell’amministrazione Giordani, al contrario di altre confessioni», ha detto. La mozione presentata da Lonardi e supportata da Turrin mira a riavviare l’iter per la concessione dei permessi necessari.



