Le piazze italiane si sono animate ieri con manifestazioni pro Palestina, che hanno visto partecipazione in diverse città, tra cui Torino, Roma e Bologna, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. La protesta, che ha visto la partecipazione di centinaia di persone, è stata segnata da tensioni e momenti di violenza, con accuse politiche e dibattiti su temi sociali e economici. La manifestazione, organizzata da gruppi come Askatasuna, ha visto la partecipazione di sindacati, movimenti e attivisti, con slogan che chiedono la fine del genocidio e la liberazione della Palestina.
Manifestazioni in tutta Italia con scontri e tensioni
Le proteste pro Palestina hanno coinvolto oltre 40 città, da Nord a Sud, con cortei che hanno attraversato piazze e strade, spesso in contrasto con le autorità locali. A Torino, i manifestanti hanno violato le prescrizioni della prefettura, transitando da piazza Castello per dirigersi verso i Giardini Reali. La polizia ha cercato di mantenere l’ordine, ma i tentativi di rompere il cordone hanno portato a scontri, con spintoni, calci e pugni. Alcuni video postati su Instagram mostrano due ragazzi nordafricani che guidavano la sommossa contro la polizia. La situazione è tornata alla calma, permettendo a oltre duemila persone di radunarsi sotto lo slogan «La fine del genocidio è la fine del sionismo».
La polizia ha respinto i tentativi di rompere il cordone, ma i manifestanti hanno continuato a avanzare, causando tensioni e scontri. A Roma, le scuole occupate hanno causato danni significativi, con il rischio di didattica a distanza fino alla fine dell’anno. Il consigliere delegato all’Edilizia scolastica, Daniele Parrucci, ha denunciato l’assenza di risorse per affrontare le riparazioni, con conseguenze concrete per studenti e famiglie.
Accuse politiche e dibattito sociale
La reazione politica è stata dura, soprattutto dopo gli scontri con le forze dell’ordine. Il vicecapogruppo di FdI alla Camera, Augusta Montaruli, ha accusato il Pd di essere stato in strada insieme ai violenti, mettendo in discussione la legittimità della manifestazione. Allo stesso tempo, i manifestanti hanno espresso accuse contro il governo italiano, che viene definito «fascista» e complice delle politiche che portano alla deumanizzazione delle persone che attraversano il Mediterraneo.
A Bologna, i manifestanti hanno esposto striscioni con slogan come «Basta complicità con il genocidio» e cartelli con caricature di Trump e Netanyahu, accompagnati da bandiere della Palestina. Tra i temi al centro della contestazione, anche la condanna delle violenze a sfondo omofobo, con tacito riferimento alle responsabilità di aggressori stranieri. Greta Thunberg, presente a Napoli, ha attaccato il governo italiano, definendolo «fascista» e complice delle politiche che portano alla deumanizzazione delle persone che attraversano il Mediterraneo. Le proteste, che hanno visto la partecipazione di gruppi come Askatasuna, hanno riaccendere i riflettori sulla Palestina, con un forte impegno sociale e politico. La manifestazione è stata promossa dai Giovani palestinesi di Milano, che hanno invitato cittadini e organizzazioni a scendere in piazza per sostenere la causa palestinese e chiedere la fine dell’occupazione. La situazione, però, resta complessa, con tensioni e rischi concreti per la comunità e per l’istruzione.



