La Puglia si è alzata in difesa della rappresentanza delle donne e dei territori minori, denunciando un calo preoccupante della presenza femminile in Parlamento con la nuova legge elettorale. Secondo le stime circolate tra i partiti, le donne elette alla Camera potrebbero ridursi a circa la metà di quelle attuali, con alcuni scenari che prevedono un 15% o addirittura un 20% di donne in lista. La preoccupazione è forte, soprattutto per le province come Brindisi, che rischiano di non avere un proprio rappresentante in Parlamento a causa di un sistema elettorale che non garantisce una rappresentanza adeguata.
Un sistema che penalizza le donne e i territori
Le parlamentari e le consigliere regionali pugliesi hanno espresso una voce forte, sottolineando come la nuova legge elettorale possa ridurre ulteriormente il gap tra uomini e donne in Parlamento. Loredana Capone, ex presidente del Consiglio regionale e vice presidente dei Dem, ha dichiarato che «una legge elettorale che non garantisce la parità di genere nelle candidature non è una riforma, è un passo indietro nei diritti e nella democrazia». La legge, inoltre, sembra non rispettare le garanzie previste per la parità di genere, soprattutto nei confronti dei capilista, che continuano a essere scelti direttamente dai partiti senza alcuna alternanza di genere.
Le conseguenze per i territori
Il rischio non riguarda solo le donne, ma anche i territori minori, che potrebbero perdere peso e voce nelle istituzioni nazionali. La provincia di Brindisi, ad esempio, condivide il collegio elettorale con Lecce, riducendo il peso politico e demografico delle comunità più piccole. «Non possiamo permettere che territori come Brindisi perdano peso e voce nelle istituzioni nazionali», ha sottolineato Valentina Palmisano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. La nuova legge, inoltre, sembra non garantire una rappresentanza adeguata per le aree interne, dove le difficoltà dei collegamenti, della sanità, del lavoro e delle infrastrutture sono più evidenti.
Le donne continuano a incontrare ostacoli nell’accesso ai ruoli decisionali, e la risposta non può essere quella di indebolire gli strumenti pensati per favorire una rappresentanza più equilibrata. «Non basta parlare di parità di genere: bisogna garantirla anche attraverso le regole che determinano chi può essere eletto», ha aggiunto Capone. Il primo Governo guidato da una donna avrebbe potuto rappresentare un’occasione per rafforzare i diritti e le opportunità di tutte le altre, ma la nuova legge sembra andare in direzione opposta.
La legge elettorale, inoltre, ha reso più difficile la garanzia della parità di genere, soprattutto per i capilista, che restano bloccati senza alcuna alternanza. «Le donne possono essere presenti nelle liste, ma restano escluse dalle posizioni che contano davvero per l’elezione», ha sottolineato Maria La Ghezza del Movimento 5 Stelle. La battaglia per la parità di genere non è finita, e la nuova legge sembra metterla in pericolo. La Puglia, con la sua voce forte, ha messo in luce un problema nazionale: la rappresentanza delle donne e dei territori minori è a rischio.



