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domenica 11 Ottobre 2026

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La Sardegna si svuota: 219 mila occupati in meno per la crisi demografica

La Sardegna si svuota: 219 mila occupati in meno per la crisi demografica.

Una crisi demografica che mina l’occupazione

La Sardegna si prepara a un futuro drammatico: entro il 2054, potrebbero mancare fino a 219 mila occupati, a causa della crisi demografica. Lo studio del Centro studi di Cna Sardegna, presentato di recente, ha delineato un quadro allarmante per la regione, la più esposta al calo della popolazione in età lavorativa. Secondo i dati, la popolazione sarda tra i 20 e i 64 anni, la fascia utilizzata dall’Unione europea per misurare l’occupazione, diminuirà di circa 366 mila persone, una contrazione superiore al 40%. Se il mercato del lavoro restasse invariato, gli occupati potenziali scenderebbero da 558 mila a circa 339 mila. Anche ipotizzando l’azzeramento della disoccupazione, l’Isola perderà comunque oltre 152 mila occupati rispetto al 2025.

La demografia è un vincolo che nessuna politica attiva può annullare da sola.

Un’Isola in declino, con segnali positivi ma fragilità persistenti

Sebbene la fotografia attuale del mercato del lavoro sardo mostri segnali positivi, come un tasso di occupazione che ha raggiunto il 62,9% e una disoccupazione scesa al 9,4%, lo studio di Cna Sardegna invita a ridimensionare l’ottimismo. Il ritorno ai livelli pre-Covid è arrivato solo nel 2025, un anno dopo il resto d’Italia, e la disoccupazione resta la quinta più alta del Paese. La Sardegna è la prima regione italiana per diffusione del part-time, che riguarda quasi un rapporto su quattro e penalizza in particolare le donne. Inoltre, un giovane su cinque tra i 15 e i 34 anni non studia né lavora. La qualità del lavoro rimane un problema cruciale.

Le richieste di Cna Sardegna: interventi su più fronti

Per affrontare la sfida, Cna Sardegna chiede interventi su due livelli. A livello nazionale, il rafforzamento delle politiche attive e degli incentivi alla partecipazione di donne e lavoratori maturi, più servizi per l’infanzia e la conciliazione, misure contro la dispersione scolastica e il rilancio dell’istruzione tecnico-professionale. A livello regionale, una programmazione integrata su partecipazione, immigrazione qualificata, produttività e insularità, investimenti in sanità, casa e trasporti nei comuni interni per favorire i rientri e l’arrivo di nuovi lavoratori, e il sostegno alla digitalizzazione delle micro e piccole imprese. La transizione richiede una strategia epocale.

La UIL Sardegna: un allarme che deve diventare priorità

La segretaria generale della UIL Sardegna, Fulvia Murru, ha sottolineato che l’allarme lanciato da CNA Sardegna deve diventare una priorità della programmazione regionale. «Una Sardegna che perde popolazione in età lavorativa rischia di perdere capacità produttiva, competenze e servizi», ha dichiarato. La UIL chiede lavoro stabile, salari adeguati e servizi, e sottolinea che il DEFR 2027–2029 e la prossima manovra regionale devono prevedere una strategia integrata, con risorse identificabili, tempi di attuazione e risultati verificabili. Gli incentivi alle imprese devono premiare occupazione stabile, applicazione dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni rappresentative, sicurezza e formazione. Restare in Sardegna deve diventare una scelta possibile.

  • La Sardegna è la prima regione italiana per diffusione del part-time.
  • Un giovane su cinque tra i 15 e i 34 anni non studia né lavora.
  • La disoccupazione resta la quinta più alta del Paese.
  • La regione più esposta al calo della popolazione in età lavorativa.
  • La contrazione attesa di occupati potenziali è superiore al 40%.

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