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domenica 11 Ottobre 2026

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Cultura

Susanna Tamaro: «Siamo una società che odia la vita e cresce i figli come Buddha viventi»

Susanna Tamaro critica la società moderna per la sua avversione alla vita e la mancanza di autorità educativa.

Susanna Tamaro, scrittrice e autrice del saggio «Dopo il diluvio – Riscoprire la saggezza educativa per salvare i nostri ragazzi», ha lanciato un forte atto d’accusa contro la società moderna, definendola «tanatofila» e incapace di trasmettere il valore della vita. In un’intervista a La Verità, la scrittrice ha sottolineato come la fragilità delle nuove generazioni derivi da un’odio per la vita e da un capovolgimento dei ruoli educativi. «Viviamo in una società che odia la vita e cresce i figli come Buddha viventi», ha detto, sottolineando come la mancanza di autorità e la perdita di senso dell’esistenza abbiano portato a un disagio giovanile crescente.

Disagio giovanile e crisi antropologica

Secondo Tamaro, il disagio giovanile è il segno di una società che non ama la vita e non è in grado di affrontare il futuro. «Tutti questi fenomeni sono il segno di una società che non ama la vita ed è incapace di affrontare il futuro», ha affermato, riferendosi a un aumento di ragazzi che abusano di alcol e stupefacenti, che si devastano nella ricerca dello sballo o che praticano forme di autolesionismo. La scrittrice ha anche sottolineato come la fragilità dei giovani sia il risultato di un’educazione che non ha più confini e che li ha resi vulnerabili di fronte al primo ostacolo.

La crisi delle famiglie e la figura del maestro maschio

La scrittrice ha attribuito la crisi educativa alle famiglie smembrate e alle mamme single, che hanno distrutto il ruolo dell’autorità. «Le famiglie smembrate e le mamme single hanno distrutto il ruolo dell’autorità», ha detto, ricordando che una volta esisteva anche la figura del maestro maschio, oggi estinta. Tamaro ha anche sottolineato come l’iperprotettività e la mancanza di confini abbiano creato una generazione di giovani deboli, incapaci di affrontare le sfide della vita. «Crescere vuol dire saper scegliere e sapere che, scegliendo, si rinuncia a qualcosa. Ma sono proprio quelle rinunce a costruire l’impalcatura solida della vita», ha aggiunto.

Un appello per una riscoperta della saggezza educativa

La scrittrice ha anche chiesto al ministro Giuseppe Valditara di concentrare l’educazione all’affettività prima sui genitori, per indirizzarli. «A Valditara consiglio di farli prima ai genitori, per indirizzarli», ha detto, sottolineando che il problema sta nel manico e nello stato di fragilità in cui vivono molti genitori. Nonostante l’analisi severa, Tamaro ha individuato un segnale di speranza nel bisogno di introspezione della gente. «Il livello di confusione è tale che sta nascendo un prepotente desiderio di discernimento e di vera libertà interiore», ha osservato, riferendosi al crescente fenomeno dei cammini, che rappresentano la ricerca di senso e di silenzio.

La scrittrice ha anche sottolineato come la società moderna abbia perso il senso dell’esistenza, considerando la vita come una malattia da curare. «È una società che considera la vita una malattia di cui liberarsi», ha detto, sottolineando come la mancanza di senso e di autorità abbia portato a una crisi antropologica. «Dovremmo dire ai ragazzi che la vita è un’avventura straordinaria, a volte negativa, ma sempre da scoprire giorno dopo giorno», ha concluso Tamaro, lanciando un appello per una riscoperta della saggezza educativa e del valore della vita.

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