Donald Trump ha nuovamente sollevato l’idea di ribattezzare un oceano con il suo nome, un progetto che si aggiunge a una serie di iniziative espansionistiche e di riconquista territoriale che ha lanciato durante il suo mandato. Dopo aver tentato di modificare il nome del New Mexico in “New America” e aver rivendicato la Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale, il presidente USA ha espresso l’intenzione di estendere il suo “impero” anche al mare. L’annuncio è arrivato durante un comizio a Clarksville, in Tennessee, dove ha dichiarato con un sorriso: “Dovremmo prendercelo prima” della fine del suo mandato, ammettendo che vorrebbe anche un fiume, ma non ha ancora deciso quale.
Un’idea non nuova, ma sempre accolta con scetticismo
Non è la prima volta che Trump propone di modificare nomi geografici per farli diventare “di Trump o d’America”. L’idea è stata già avanzata in precedenti occasioni, come per il Golfo e il lago d’America, e si inserisce in un contesto di mire espansionistiche che non sono mai state del tutto nuove. L’ultimo affondo lo ha fatto in casa, con la proposta di cambiare il nome dello stato del New Mexico in “New America”, abbandonando il riferimento al vicino da tempo criticato per i mancati controlli sui migranti e sulla droga in ingresso negli Stati Uniti. Le autorità locali, però, hanno fatto muro contro la sua proposta, ricordando che il nome New Mexico è scritto nell’articolo 1 della costituzione statale e può essere modificato solo se l’iniziativa è dello Stato.
Un accordo con Copenaghen e Nuuk per la sicurezza
Nonostante le resistenze, Trump ha riuscito a spuntare un accordo con Copenaghen e Nuuk per la sicurezza dell’isola più grande del mondo, cruciale per l’Artico. L’intesa ha portato alla costruzione di due basi militari di grande importanza, un progetto che ha festeggiato con entusiasmo il presidente. L’idea di estendere il controllo USA a territori strategici, come il Medio Oriente, è stata anche recentemente messa in discussione, con l’annuncio che lo Stretto di Hormuz è “territorio americano”, un’affermazione che ha suscitato reazioni internazionali. L’ultimo affondo, però, è stato rivolto ai media, con un veto a Cnn e un’indagine su cinque network tv, che ha alimentato ulteriormente le tensioni.
Nonostante le sue dichiarazioni espansionistiche, Trump ha assicurato che non intende modificare i nomi di fiumi come l’Hudson o il Mississippi, che scorrono rispettivamente a New York e nel Sud degli Stati Uniti. L’idea di un oceano con il suo nome, però, rimane un progetto ambizioso, che potrebbe segnare un ulteriore passo nella sua visione di un’America più potente e influente a livello globale.
Le sue mire non si limitano ai confini nazionali
La proposta di ribattezzare un oceano con il suo nome si inserisce in un contesto più ampio di espansionismo e riconquista di territori, che ha visto Trump rivendicare la Groenlandia e cercare di rendere il Canada il 51mo stato USA. Anche se le sue iniziative sono spesso contestate, il presidente ha continuato a sostenere che l’America deve “prendersi” ciò che ritiene suo, anche se non sempre con successo. La sua visione di un’America più potente e influente, però, rimane un tema centrale del suo mandato, che potrebbe continuare a suscitare reazioni sia a livello interno che internazionale.
- Proposta di ribattezzare un oceano con il nome di Trump
- Proposta di modificare il nome del New Mexico in New America
- Accordo con Copenaghen e Nuuk per la sicurezza
- Indagine su cinque network tv dopo il veto a Cnn



