Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato durante un’audizione sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) la necessità di preservare la credibilità finanziaria dell’Italia, una risorsa chiave per affrontare la complessità del contesto economico. L’Italia, pur trovandosi in un contesto internazionale contraddistinto da elevata incertezza, ha dimostrato una significativa capacità di tenuta, grazie alla solidità del mercato del lavoro e alla domanda interna. La credibilità finanziaria, in particolare, è stata definita da Giorgetti come un elemento essenziale per mantenere un percorso di finanza pubblica sostenibile e credibile.
La credibilità finanziaria, un pilastro del percorso di finanza pubblica
Il ministro ha ricordato che il quadro finanziario internazionale si è fatto meno favorevole, con un aumento dei rendimenti sovrani e un protrarsi delle tensioni geopolitiche. Tali fattori hanno contribuito a un aumento della spesa per interessi, che è prevista a crescere dal 4,2 per cento del Pil nel 2026 al 4,6 per cento nel 2029. Giorgetti ha sottolineato che mantenere la credibilità del percorso di finanza pubblica è cruciale per preservare la fiducia dei mercati e proseguire nel rafforzamento dell’avanzo primario.
Il documento programmatico di finanza pubblica 2026 conferma la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti pubblici, pur in presenza di un quadro macroeconomico esposto a rischi. L’Italia, nonostante le sfide, ha dimostrato di saper rispettare gli impegni assunti e mantenere un percorso di finanza pubblica prudente. Giorgetti ha anche ricordato che il nuovo patto di stabilità, pur non essendo “oro”, rappresenta un passo avanti rispetto al passato, con un riferimento a un concetto di spesa al netto degli interessi sul debito.
Le previsioni macroeconomiche e i rischi sul debito
L’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha validato le previsioni macroeconomiche programmatiche del Dpfp, confermando che le principali variabili macroeconomiche risultano generalmente ricomprese in un intervallo accettabile rispetto alle attese del panel Upb, soprattutto nel 2026-27. Tuttavia, vi sono marginali sforamenti del limite superiore nel biennio 2028-29, quando sarebbero lievemente ottimistiche. Il rapporto tra debito pubblico e Pil, secondo le simulazioni dell’Upb, inizierebbe a ridursi soltanto nel 2029, un anno più tardi rispetto al quadro delineato dal Dpfp. Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dal peggioramento delle condizioni di finanziamento. L’Upb stima una maggiore spesa per interessi rispetto al Dpfp, con un incremento di circa 4,5 miliardi nel 2029. Il rapporto debito/Pil si attesterebbe al 138,4 per cento nel 2029, circa 1,8 punti percentuali sopra la previsione del quadro programmatico. Le simulazioni probabilistiche confermano la presenza di rischi al rialzo sulla traiettoria ufficiale del debito.
La manovra di bilancio e le sfide future
La manovra di bilancio, che sarà definita dopo la chiusura della procedura UE sulla Nec, dovrà bilanciare la prosecuzione del percorso di consolidamento dei conti con l’utilizzo degli spazi disponibili per sostenere gli investimenti, la competitività e le esigenze concrete di famiglie, lavoratori e imprese. Giorgetti ha sottolineato che il governo ha mantenuto la barca in galleggiamento, rispettando gli impegni assunti e cercando di rispettare gli scostamenti con consapevolezza.
Le previsioni macroeconomiche dell’Upb indicano una crescita del Pil dell’1,1 per cento nel 2026, che si riduce gradualmente, allo 0,8 per cento nel 2027, 0,7 nel 2028 e 0,6 nel 2029. L’impulso espansivo della manovra deriverebbe principalmente dagli investimenti, la cui crescita fletterebbe dall’1,4 per cento nel 2027 a zero nel 2028, per poi diventare negativa (-0,6%) nel 2029. L’incremento del Pil attribuibile alla manovra è pari a 0,3 punti percentuali, sia nello scenario del Mef sia in quello dell’Upb, considerando l’intero orizzonte temporale del Dpfp.



