La crisi del Golfo, con il blocco del traffico marittimo nel canale di Hormuz, ha messo in luce le fragilità delle dipendenze economiche e industriali globali. Fertilizzanti, semiconduttori e farmaci rappresentano tre settori chiave in cui la globalizzazione ha creato una struttura di rischio, con conseguenze potenzialmente gravi per l’economia mondiale. La situazione, se prolungata, potrebbe portare a carenze di materie prime essenziali, con impatti su prodotti di uso quotidiano e tecnologie avanzate.
La dipendenza dei fertilizzanti e il rischio di crisi alimentare
La produzione di fertilizzanti, in particolare l’urea, è un settore fondamentale per la sicurezza alimentare globale. In Oman, l’azienda OMIFCO ha una capacità produttiva di circa 1,65 milioni di tonnellate annue di urea, destinata principalmente all’India, nonostante i suoi stabilimenti si trovino a Sur, al di fuori dello stretto di Hormuz. Negli Emirati Arabi Uniti, l’impianto Fertil del gruppo Fertiglobe ha una capacità produttiva di circa 2,1 milioni di tonnellate annue di urea.
Il blocco del traffico marittimo ha ridotto drasticamente il commercio, con il rischio di gravi carenze di fertilizzanti, soprattutto in Asia e Africa. Le restrizioni commerciali e i dazi introdotti sui fertilizzanti provenienti da Russia e Bielorussia complicano ulteriormente il quadro degli approvvigionamenti. Il tempo è un fattore cruciale, soprattutto in relazione ai cicli di semina delle colture. Una carenza di fertilizzanti oggi può tradursi in una minore produzione agricola nei mesi successivi.
La scarsità di elio mette a rischio l’industria tecnologica.
Le fragilità del settore farmaceutico e la dipendenza asiatica
Il settore farmaceutico è altrettanto vulnerabile alle conseguenze del blocco. Molti medicinali dipendono da materie prime di origine petrolchimica, come il paracetamolo, utilizzato per il trattamento degli stati febbrili. La concentrazione della produzione in India e Cina ha garantito accesso a farmaci a basso costo, ma ha creato una dipendenza strutturale. Se le materie prime diventano difficili da reperire o i loro costi aumentano, il sistema rischia di entrare in crisi. Il settore dei farmaci generici, in particolare, è esposto a rischi significativi. Quando il brevetto di un farmaco originale scade, numerosi produttori entrano nel mercato, riducendo rapidamente i prezzi. Tuttavia, in condizioni di carenza prolungata, gli equilibri del mercato possono essere compromessi. Un esempio recente riguarda l’amoxicillina, antibiotico molto utilizzato, che ha subito una grave carenza tra il 2022 e il 2023.
Le delocalizzazioni hanno creato dipendenze strategiche fragili.
La crisi di Hormuz ha messo in luce come la globalizzazione, così come è stata concepita negli ultimi decenni, non convenga più. Le delocalizzazioni, pur abbattendo i costi produttivi, hanno creato dipendenze strategiche che oggi mostrano tutte le loro fragilità. Per questo è necessario riportare in Occidente, e soprattutto in Europa, le filiere tecnologiche e industriali strategiche, per garantire continuità produttiva, sicurezza degli approvvigionamenti e autonomia di fronte alle crisi internazionali.



