Una mozione presentata da Fratelli d’Italia al Consiglio regionale della Lombardia ha suscitato forti contestazioni da parte di genitori di bambini morti per la sindrome emolitico-uremica (Seu) e di associazioni come Progetto Alice. La mozione chiede di allentare le maglie dei controlli sui formaggi a latte crudo, ma i sostenitori della mozione vengono accusati di sottovalutare il rischio per i bambini e di ignorare i costi sociali e umani legati alla contaminazione da E. Coli Stec.
Controlli insufficienti e rischio per i bambini
Secondo i dati forniti dal Piano Alpeggi, il 0,8% dei formaggi a latte crudo prodotti in Lombardia è contaminato da E. Coli Stec, corrispondente a circa 200 chilogrammi di prodotto potenzialmente pericoloso. Tuttavia, le associazioni contestano l’efficacia dei controlli, sottolineando che i campionamenti effettuati sono insufficienti e tardivi. I test vengono effettuati entro 30 giorni dall’inizio della produzione, il che significa che se l’acqua è contaminata, il prodotto viene già messo in commercio.
La contaminazione può avvenire in qualsiasi momento della produzione.
Etichettatura obbligatoria e informazione al consumatore
Le associazioni, tra cui Progetto Alice, presieduta da Paolo Chiandotto, sostengono che i consumatori hanno il diritto di essere informati per compiere scelte sicure. L’obbligo di etichettatura, che avvisi i soggetti a rischio come bambini sotto i 10-12 anni, donne in gravidanza e persone immunodepresse, non è stato ancora introdotto in Lombardia. I sostenitori della mozione, invece, propongono di evitare obblighi generalizzati e di introdurre criteri differenziati di rischio basati sulle misure di autocontrollo delle aziende. La mozione, inoltre, prevede un sostegno economico per i caseifici per coprire i costi delle analisi. Tuttavia, le associazioni sostengono che il focus dovrebbe essere posto sulle conseguenze umane e sociali, non solo sull’aspetto economico.
Contestazione dei dati e della metodologia
Progetto Alice ha criticato i dati epidemiologici forniti da Fratelli d’Italia, sottolineando che i 96 casi italiani del 2023 sono parziali e non rappresentano una realtà completa. In Italia non esiste ancora uno screening sistematico per lo Stec nelle feci, a differenza del resto d’Europa. L’associazione ha anche contestato la metodologia del Piano Alpeggi, sottolineando che i campionamenti effettuati non sono sufficienti e non coprono l’intera produzione.
La contaminazione potrebbe essere più estesa di quanto si pensi.
Le associazioni e i genitori delle vittime saranno presenti al Consiglio regionale il 20 ottobre per chiedere il ritiro della mozione e l’introduzione dell’obbligo di etichettatura. La discussione sulla mozione è stata rinviata a causa delle proteste e delle contestazioni da parte di chi ha subito danni diretti a causa del consumo di formaggi a latte crudo contaminati.



