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lunedì 12 Ottobre 2026

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Salute

Formaggi a latte crudo: controlli insufficienti e rischio per i bambini

Controlli insufficienti sui formaggi a latte crudo in Lombardia: rischio per i bambini e contestazione da parte di associazioni.

Una mozione presentata da Fratelli d’Italia al Consiglio regionale della Lombardia ha suscitato forti contestazioni da parte di genitori di bambini morti per la sindrome emolitico-uremica (Seu) e di associazioni come Progetto Alice. La mozione chiede di allentare le maglie dei controlli sui formaggi a latte crudo, ma i sostenitori della mozione vengono accusati di sottovalutare il rischio per i bambini e di ignorare i costi sociali e umani legati alla contaminazione da E. Coli Stec.

Controlli insufficienti e rischio per i bambini

Secondo i dati forniti dal Piano Alpeggi, il 0,8% dei formaggi a latte crudo prodotti in Lombardia è contaminato da E. Coli Stec, corrispondente a circa 200 chilogrammi di prodotto potenzialmente pericoloso. Tuttavia, le associazioni contestano l’efficacia dei controlli, sottolineando che i campionamenti effettuati sono insufficienti e tardivi. I test vengono effettuati entro 30 giorni dall’inizio della produzione, il che significa che se l’acqua è contaminata, il prodotto viene già messo in commercio.

La contaminazione può avvenire in qualsiasi momento della produzione.

Etichettatura obbligatoria e informazione al consumatore

Le associazioni, tra cui Progetto Alice, presieduta da Paolo Chiandotto, sostengono che i consumatori hanno il diritto di essere informati per compiere scelte sicure. L’obbligo di etichettatura, che avvisi i soggetti a rischio come bambini sotto i 10-12 anni, donne in gravidanza e persone immunodepresse, non è stato ancora introdotto in Lombardia. I sostenitori della mozione, invece, propongono di evitare obblighi generalizzati e di introdurre criteri differenziati di rischio basati sulle misure di autocontrollo delle aziende. La mozione, inoltre, prevede un sostegno economico per i caseifici per coprire i costi delle analisi. Tuttavia, le associazioni sostengono che il focus dovrebbe essere posto sulle conseguenze umane e sociali, non solo sull’aspetto economico.

Contestazione dei dati e della metodologia

Progetto Alice ha criticato i dati epidemiologici forniti da Fratelli d’Italia, sottolineando che i 96 casi italiani del 2023 sono parziali e non rappresentano una realtà completa. In Italia non esiste ancora uno screening sistematico per lo Stec nelle feci, a differenza del resto d’Europa. L’associazione ha anche contestato la metodologia del Piano Alpeggi, sottolineando che i campionamenti effettuati non sono sufficienti e non coprono l’intera produzione.

La contaminazione potrebbe essere più estesa di quanto si pensi.

Le associazioni e i genitori delle vittime saranno presenti al Consiglio regionale il 20 ottobre per chiedere il ritiro della mozione e l’introduzione dell’obbligo di etichettatura. La discussione sulla mozione è stata rinviata a causa delle proteste e delle contestazioni da parte di chi ha subito danni diretti a causa del consumo di formaggi a latte crudo contaminati.

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