Il bonus Renzi 2026, che può arrivare a 1.200 euro annui, è un’agevolazione fiscale destinata a lavoratori dipendenti e a determinate categorie di contribuenti. L’importo massimo mensile è di 100 euro, con un limite annuale di 1.200 euro. Il beneficio è rivolto a chi rispetta specifici requisiti reddituali e fiscali, ma non sempre il trattamento integrativo viene correttamente riconosciuto in busta paga. Per chi ha diritto al bonus ma non l’ha ricevuto o l’ha incassato in misura inferiore, è possibile recuperare l’importo non ricevuto entro la scadenza del 26 ottobre 2026.
Chi ha diritto al bonus Renzi 2026
Il bonus Renzi è destinato principalmente ai lavoratori dipendenti e a alcune categorie di contribuenti con redditi assimilati a quelli da lavoro dipendente. Possono beneficiarne anche i percettori di indennità di disoccupazione e di altri ammortizzatori sociali. Sono esclusi i pensionati. Per stabilire il diritto al bonus, si deve considerare il reddito complessivo, che può comprendere anche entrate diverse dallo stipendio, come i canoni di locazione assoggettati a cedolare secca e alcune tipologie di redditi sottoposti a regimi fiscali particolari. Non concorrono al calcolo i redditi relativi all’abitazione principale e alle sue pertinenze.
Perché il trattamento integrativo può mancare in busta paga
Il datore di lavoro riconosce il bonus sulla base delle informazioni disponibili durante l’anno. Tuttavia, potrebbe non conoscere eventuali redditi percepiti dal dipendente attraverso un secondo impiego oppure i guadagni derivanti da un immobile affittato. Anche un cambio di lavoro può complicare il calcolo. Se il contribuente ha avuto più datori di lavoro, ciascuna azienda potrebbe aver riconosciuto il trattamento integrativo senza conoscere i redditi corrisposti dagli altri sostituti d’imposta. A fine anno, quando tutti i redditi vengono sommati, il risultato potrebbe quindi essere diverso da quello previsto inizialmente.
Il bonus può essere stato negato, riconosciuto solo in parte oppure erogato per un importo superiore a quello spettante. Per verificare quanto è stato riconosciuto, bisogna consultare la Certificazione Unica 2026, relativa ai redditi percepiti nel 2025. Il campo 390 segnala la situazione del trattamento integrativo: il codice 1 indica che il datore di lavoro lo ha riconosciuto e pagato, anche parzialmente; il codice 2 indica che è stato riconosciuto ma non erogato, oppure che non è stato riconosciuto. Il campo 391 riporta invece l’importo effettivamente ricevuto. Questo dato è fondamentale per confrontare la somma incassata con quella realmente spettante.
Come recuperare gli importi non ricevuti
Se dalla verifica emerge che il bonus Renzi spettava, ma non è stato riconosciuto o è stato erogato in misura inferiore, è possibile intervenire attraverso la dichiarazione dei redditi. Quando la correzione determina un credito maggiore, un debito inferiore o lascia invariata l’imposta, si può presentare un 730 integrativo tramite CAF o professionista abilitato. Se, al contrario, la rettifica comporta un credito minore o un debito superiore, occorre valutare il modello Redditi correttivo. Il rimborso viene generalmente erogato dal sostituto d’imposta in busta paga oppure, quando non è presente un datore di lavoro che possa effettuare il pagamento, direttamente dall’Agenzia delle Entrate.
I tempi dipendono dal calendario dei rimborsi fiscali. Attenzione anche al caso opposto: se il bonus ricevuto supera quello effettivamente spettante, il contribuente deve restituire la somma non dovuta. Quando il trattamento integrativo risulta non spettante e l’importo da recuperare supera 60 euro, è prevista la restituzione attraverso otto rate di pari importo, secondo le regole applicabili al conguaglio. Chi ha cambiato impiego o possiede più fonti di reddito dovrebbe quindi controllare con attenzione la propria situazione fiscale, per evitare di dover restituire somme già incassate.



