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martedì 13 Ottobre 2026

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Giornalismo e intelligenza artificiale: la centralità dell’umano nella professione dei cinque sensi

Al convegno della Gregoriana, giornalisti e esperti riflettono su come l’intelligenza artificiale non possa sostituire l’umano nel racconto delle notizie.

Il 13 ottobre 2026, alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, si è tenuto un convegno intitolato “Deontologia del giornalismo e verità nel tempo dell’Intelligenza Artificiale”. L’evento ha visto giornalisti, editori e esperti confrontarsi su come l’intelligenza artificiale non possa sostituire la centralità dell’umano nel giornalismo. I relatori hanno sottolineato che la tecnologia, pur utile, non può mai prendere il posto del professionista che osserva, ascolta e interpreta. L’enciclica “Magnifica humanitas” è stata richiamata come riferimento per la difesa della verità e della testimonianza sul campo.

La responsabilità dell’uomo nel progresso tecnologico

Ricardo Trigo, presidente del gruppo editoriale Del Plata, ha sottolineato che l’uomo deve rimanere al traguardo di ogni progresso tecnologico. Se non gestiamo la tecnologia con il criterio equilibrato che ha guidato l’umanità, rischiamo di smarrire la nostra prospettiva. La responsabilità, ha aggiunto, è quella di fare da scudo protettivo per le generazioni future, assicurandosi di non perdere mai il controllo e di mantenere l’ultima decisione di fronte a ciò che le nuove tecnologie porteranno nel mondo.

La testimonianza sul campo e i cinque sensi del giornalista

Maurizio Di Schino, presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi) del Lazio, ha ricordato le sue prime esperienze da freelance nella regione dei Grandi Laghi africani. “È un ricordo che riaffiora sempre con enorme forza, utile a ricordare prima di tutto a me stesso come il giornalismo non possa mai prescindere dall’umano”, ha confidato. “Quando ti trovi in relazione con le persone, con il territorio e con le comunità, capisci che questa è la professione dei cinque sensi. Se nell’immergerti in una situazione non li attivi tutti, significa che c’è qualcosa che non va.”

Di Schino ha raccontato la sua esperienza in Ruanda nel settembre del 1995, un anno dopo il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati. “È come se per cento giorni di seguito, da aprile a luglio del 1994, le Torri Gemelle fossero crollate tre volte al giorno. Fa venire i brividi ancora oggi, un senso fisico che si riattiva ogni volta che ne parlo. Davanti a quelle fosse comuni parlava il silenzio. La pelle accapponava e soprattutto si veniva travolti dall’odore della morte, un profumo drammatico che ti entra dentro e ti fa comprendere fino in fondo cosa sia successo davvero.”

“È la dimostrazione che il racconto e la testimonianza sul campo diventano fondamentali per restituire la verità delle cose”, ha concluso Di Schino. Per fare tutto questo occorre riscoprire i verbi dinamici del nostro mestiere: custodire le voci, condividere con amicizia, rimanere pienamente umani, parlare col cuore, ascoltare con l’orecchio del cuore, comunicare incontrando, raccontare e fissare nella memoria. Ignazio Ingrao, vaticanista di Rai 1, ha sottolineato come l’intelligenza artificiale possa creare confusione tra verità e verosimiglianza. “Oggi l’intelligenza artificiale fa saltare i confini tra verità e verosimiglianza, tra l’essere e il fingere”, ha detto. L’uso dell’intelligenza artificiale per la traduzione automatica dei contenuti, per esempio, espone a pericolosi fraintendimenti, ponendo l’urgenza di capire come difendere il senso profondo di comunità con questi nuovi strumenti.

“La viralità online produce una vera e propria dissoluzione del contesto: le informazioni arrivano frammentate, assumono vita propria e vengono riutilizzate fino a perdere qualsiasi legame con la fonte originale o con l’autore”, ha aggiunto Ingrao. A questo modello si contrappone l’informazione che passa attraverso una testata giornalistica, che rappresenta in sé un contesto. “La risposta non può essere affidata soltanto a un’autorità superiore o a comitati di regolamentazione. Prima ancora delle agenzie di controllo, deve risvegliarsi e mobilitarsi la società civile attraverso i suoi corpi intermedi e le sue associazioni”, ha concluso.

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