Milano ha iniziato a rimuovere il pavé da alcune strade, un intervento che ha acceso un dibattito sulla conservazione del patrimonio storico cittadino. Ma la storia delle strade milanesi è più complessa di quanto si possa pensare. I grandi blocchi di granito che oggi caratterizzano molte vie del capoluogo lombardo si sono diffusi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, mentre una pavimentazione considerata tradizionale dalla stessa amministrazione comunale era costituita da ciottoli di fiume e fasce di granito. La rimozione dei masselli non significa necessariamente la cancellazione della storia, ma richiede una valutazione attenta del contesto.
Una pavimentazione moderna, ma con radici storiche
La pavimentazione in granito, detta “pavé”, non è un lascito dell’epoca romana né una soluzione rimasta immutata dal Medioevo. Si è affermata tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, in relazione all’evoluzione della mobilità urbana. Secondo la ricostruzione storica pubblicata su Storia di Milano e lo studio di Giovanni Da Rios e Paola Villani, i primi esperimenti con il granito risalgono al 1892, in via Broletto. Nel 1896 sarebbe arrivata a Porta Garibaldi la prima pavimentazione interamente in granito, anche per rispondere alle esigenze del traffico tranviario.
La rizzata lombarda: una pavimentazione tradizionale
Prima del pavé moderno, la pavimentazione tradizionale di Milano era la “rizzata lombarda”, una soluzione realizzata con ciottoli di fiume posati a mano e intervallati da fasce longitudinali di granito, chiamate trottatoi. Queste ultime permettevano alle ruote di carri e carrozze di scorrere più agevolmente sul fondo stradale. La rizzata è documentata anche in una monografia del 1926, compilata dall’Ufficio studi del Comune di Milano, che la descrive come una «pavimentazione tradizionale tipica della nostra città». Anche nel 1926, il Comune riconosceva nell’alternanza di ciottoli e fasce di granito una caratteristica tradizionale del paesaggio stradale cittadino.
Alcune tracce di questa pavimentazione sono visibili ancora oggi, come in via Santa Croce, nei pressi della basilica di Sant’Eustorgio, in piazza San Marco, in via del Carmine e in alcune aree vicine a Palazzo Reale. La distinzione tra pavé e rizzata non risolve automaticamente il dibattito sulla rimozione dei masselli. Il fatto che il pavé moderno non sia la pavimentazione originaria della città non significa che debba essere eliminato ovunque, così come la presenza di una pavimentazione storica non implica necessariamente che ogni suo tratto debba essere conservato senza valutare il contesto.
La questione riguarda il valore storico e architettonico delle singole strade, le condizioni dei materiali e le esigenze di chi le attraversa. La rimozione del pavé in alcune aree, come via Torino e via Cesare Correnti, ha suscitato polemiche, ma il Comune ha spiegato che l’intervento, concordato con la Soprintendenza, punta a «garantire sia la sicurezza stradale sia la tutela del patrimonio storico». La storia delle strade milanesi non comincia con i masselli di granito che oggi siamo abituati a vedere, ma si sviluppa attraverso una serie di trasformazioni legate alla modernizzazione della città industriale.
- Il pavé moderno si diffuse tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
- La rizzata lombarda era una pavimentazione tradizionale, con ciottoli di fiume e fasce di granito.
- Alcune tracce della rizzata sono visibili ancora oggi in alcune vie milanesi.
La rimozione del pavé non equivale alla cancellazione della storia, ma richiede una valutazione attenta del contesto e delle esigenze contemporanee. La pavimentazione in granito, pur moderna, ha una sua importanza storica, ma non è l’unica testimonianza del passato milanese. La città ha una storia complessa, e le sue strade riflettono una trasformazione continua, legata alle esigenze della mobilità e alla modernizzazione urbana.



