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giovedì 15 Ottobre 2026

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Albania, proteste violente a Tirana: studenti contro Rama e il progetto Trump. Incendi al ministero dell’Istruzione

Proteste violente a Tirana: studenti in piazza contro il governo e il progetto turistico legato a Trump. Incendi al ministero dell’Istruzione.

Due giorni di violenze e incendi hanno scosso la capitale albanese, Tirana, con manifestanti che hanno attaccato ministeri, il Parlamento e la Corte costituzionale. La protesta, iniziata dagli studenti, si è estesa a un movimento antigovernativo che chiede le dimissioni del premier Edi Rama e si oppone al progetto turistico di lusso nel sud del Paese legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump. Il ministero dell’Istruzione è stato in fiamme, mentre sono state distrutte barriere pedonali e cartelloni pubblicitari. La polizia ha utilizzato idranti e lacrimogeni per contenere la folla, ma la tensione è rimasta alta.

Protesta studentesca e tensioni sociali

La rivolta ha avuto origine dagli studenti, che hanno boicottato le lezioni e si sono radunati davanti al ministero dell’Istruzione, già colpito dagli scontri della sera precedente. Le rivendicazioni riguardano le tasse universitarie, il sostegno ai giovani e le prospettive occupazionali dopo la laurea. La protesta si è però inserita nel più ampio movimento antigovernativo che da mesi chiede le dimissioni di Rama, nato anche in opposizione al progetto turistico legato a Kushner. La tensione è salita a un livello elevato, con gruppi di manifestanti che hanno lanciato bombe molotov e pezzi di pavimentazione contro l’edificio e le forze dell’ordine.

La violenza ha interessato diverse sedi istituzionali, con incendi e danni significativi. Sono state distrutte barriere pedonali e cartelloni pubblicitari, mentre alcuni cassonetti sono stati incendiati. Le fiamme hanno raggiunto anche alcuni uffici al piano terra del dicastero. Di fronte, una filiale bancaria fuori servizio è stata assaltata: i vetri sono stati infranti e all’interno sono stati lanciati fumogeni. Gli agenti sono intervenuti con gli idranti per disperdere la folla e consentire ai vigili del fuoco di operare.

Incendi e danni alle istituzioni

A poche centinaia di metri, un altro istituto di credito è stato incendiato dopo essere già stato danneggiato durante le proteste della sera precedente. La violenza si è poi estesa alla piazza centrale, dove grandi panchine di plastica e cassonetti sono stati dati alle fiamme. Il rogo ha prodotto una densa colonna di fumo e le fiamme si sono propagate agli alberi vicini. I manifestanti si sono spostati lungo il principale viale cittadino, dove si concentrano le sedi delle istituzioni pubbliche.

Il ministero dell’Economia è stato preso di mira, con i manifestanti che hanno sfondato l’ingresso, infranto i vetri e gettato all’esterno mobili e attrezzature, prima che divampasse un incendio. La situazione è ulteriormente precipitata davanti al palazzo del governo, dove l’edificio del Parlamento è stato assaltato e una delle entrate è stata sfondata. Episodi analoghi si sono verificati alla Corte costituzionale. Divisi in diversi gruppi, i manifestanti hanno danneggiato e saccheggiato uffici e negozi, alcuni dei quali sono stati incendiati. I roghi hanno interessato numerose strade del centro.

La polizia ha utilizzato idranti e lacrimogeni per sgomberare l’area, ma la protesta è rimasta intensa. In tarda serata, la polizia ha utilizzato idranti e lacrimogeni per sgomberare l’area del viale principale, ma una parte della folla si è diretta verso la sede in cui si svolgono le sedute parlamentari. Il presidente della Repubblica, Bajram Begaj, ha inviato un appello alla calma, sottolineando che la violenza non può essere strumento di espressione del malcontento e che la polizia deve fare uso di forza non proporzionale. Il leader dell’opposizione, Sali Berisha, ha chiesto le dimissioni immediate del capo dell’esecutivo, definendole l’unica via per risolvere la crisi. Esponenti della maggioranza hanno accusato lo stesso Berisha di essere dietro agli atti violenti. La cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri”, inizialmente legata alla contestazione del progetto turistico sulla costa meridionale e ai rischi ambientali denunciati dai manifestanti, si è così trasformata in una protesta più ampia.

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