Navi Pillay, la giurista sudafricana appena insignita del Nobel per la pace, ha accusato Israele di aver commesso un atto genocida durante la controffensiva contro Hamas, basandosi sul bombardamento della clinica per la fertilità Al-Basma a Gaza. Tuttavia, le prove presentate non sono sufficienti a dimostrare un’intenzione di annientare i palestinesi, secondo analisi e critiche esterne. La distruzione di 4.000 embrioni è documentata, ma non è chiaro se l’attacco fosse deliberatamente mirato a ostacolare le nascite.
Un colpo che ha distrutto embrioni, ma non dimostra genocidio
Il bombardamento della clinica Al-Basma, avvenuto nel dicembre 2023, ha causato la distruzione di circa 4.000 embrioni e 1.000 campioni di sperma e ovuli. L’evento è stato documentato da Reuters, sulla base delle dichiarazioni del direttore della clinica, Bahaeldeen Ghalayini, e di successive visite sul posto. Tuttavia, Ghalayini ha affermato di non sapere se il laboratorio fosse stato colpito in modo deliberato. L’Idf ha respinto le conclusioni della Commissione ONU presieduta da Pillay, sostenendo di non aver colpito deliberatamente infrastrutture civili e di operare in conformità al diritto internazionale.
La Commissione ONU ha basato le sue conclusioni su testimonianze e immagini, ma non su prove definitive. Le sue conclusioni si basano principalmente sulla testimonianza del direttore, sulle foto del danno interno e sulla convinzione che i comandi israeliani conoscessero la funzione delle strutture sanitarie. Tuttavia, critici come UN Watch hanno evidenziato l’assenza di dati precisi, frammenti di munizione, analisi di traiettoria e il fatto che le foto mostrino danni anche a edifici adiacenti. La clinica stessa risulta ancora in piedi, con danni concentrati all’interno.
Un paragone con il Ruanda non è sufficiente
Pillay ha paragonato l’episodio al Ruanda, dove gli assassini hutu squarciavano il ventre delle donne tutsi incinte per impedire nuove nascite. Tuttavia, il contesto è diverso: il Ruanda rappresenta una campagna sistematica di sterminio, mentre il bombardamento della clinica Al-Basma è un singolo episodio in una guerra urbana ad alta intensità. Non esistono prove pubbliche che la clinica fosse usata come base o posizione di tiro da Hamas. Inoltre, non sono stati documentati tunnel sotto la struttura, sebbene siano noti i tunnel utilizzati da Hamas vicino ad altri ospedali.
La distruzione degli embrioni è un fatto, ma non dimostra un’intenzione di annientare un gruppo. La Commissione ONU potrebbe obiettare che la clinica sia solo un esempio e che il genocidio si giudichi sull’intento complessivo della campagna, non su un singolo episodio. Tuttavia, l’episodio indicato come decisivo non basta a reggerlo. Questo non sottrae Israele a ogni responsabilità per danni collaterali in zone di combattimento, né cancella la tragedia individuale. Indica però che trasformare un episodio di questo tipo in prova di genocidio richiede elementi più solidi di quelli finora presentati da Pillay. Non è stato documentato alcun uso militare della clinica da parte di Hamas, né sono state trovate prove di intenzione deliberata da parte di Israele. La Commissione ONU ha basato le sue conclusioni su un’interpretazione, non su fatti verificabili. La distruzione degli embrioni è un evento grave, ma non è sufficiente a dimostrare un genocidio. La situazione richiede un approccio più rigoroso e basato su prove concrete.



