La povertà alimentare in Italia cresce, con 6,4 milioni di persone che si trovano in condizioni di deprivazione. Tra di loro, 4,2 milioni sono sopra la soglia di rischio povertà, ma non sono al riparo dall’impatto dei prezzi in aumento e delle bollette. L’aumento delle spese per abitazione, acqua, elettricità e gas ha ridotto la capacità delle famiglie di spendere per il cibo, spesso a scapito della qualità e della quantità. Il fenomeno si osserva in tutta Italia, ma con differenze regionali: nel Centro e nel Nord-est, la spesa per alimenti e bevande analcoliche è cresciuta del 5,9% e del 4,9%, rispettivamente, mentre nel Sud, la crescita riguarda soprattutto le spese per l’abitazione.
La deprivazione alimentare riguarda sempre più persone
Secondo i dati dell’Istat, nel 2024 la deprivazione alimentare ha riguardato il 12,7% della popolazione, ovvero oltre 6,4 milioni di persone. Tra queste, quasi 470mila in più rispetto al 2023. La deprivazione materiale e sociale si misura con l’indice Dams, che tiene conto della capacità di permettersi un pasto con carne, pesce o un equivalente vegetariano almeno una volta ogni due giorni, e di incontrarsi con amici o familiari per mangiare o bere almeno una volta al mese. L’incidenza del Dams è salita al 12,7%, con un aumento del 1,6% rispetto al 2023.
La deprivazione alimentare riguarda anche gruppi che non si aspettavano di trovarsi in questa situazione. Tra gli occupati, i diplomati e i laureati, alcune famiglie e i proprietari di casa hanno visto aumentare la deprivazione. Questo indica un’estensione della vulnerabilità, non una sostituzione dei gruppi più esposti. La deprivazione è più alta tra le famiglie numerose, ma cresce anche tra single e genitori soli. La casa assorbe il bilancio e il cibo diventa la voce da ridurre.
La povertà alimentare colpisce soprattutto i giovani
Nel 2024, circa 430mila bambini e ragazzi sotto i 16 anni risultano in condizione di deprivazione alimentare materiale o sociale, o entrambe. L’aumento riguarda specialmente i bambini e le bambine dai 6 agli 11 anni. La deprivazione materiale è passata dal 2% del 2021 al 2,8% del 2024, mentre quella sociale, che comprende anche la possibilità di invitare amici a casa per giocare o mangiare insieme, è salita dal 3,8% al 6,8%. Si parla di circa 220mila bambini, quasi 90mila in più rispetto a tre anni prima.
La rinuncia non riguarda solamente il cibo, ma anche occasioni di relazione importanti per la crescita. “Il paradosso è evidente: mentre l’Italia si interroga sul calo delle nascite, crescere dei figli e diventare adulti è sempre più difficile”, commenta Roberto Sensi, responsabile del programma povertà alimentare di ActionAid Italia. L’aumento dei prezzi di cibo, casa ed energia riduce le risorse disponibili anche per le famiglie sopra la soglia. Per quelle in condizioni economiche più fragili, le misure straordinarie introdotte durante la pandemia hanno contribuito a contenere la deprivazione. Tuttavia, il carico economico continua a pesare, e la povertà alimentare si espande in modo inaspettato, coinvolgendo anche gruppi che non si aspettavano di trovarsi in questa situazione.
La quota destinata all’alimentazione, di conseguenza, è molto più bassa tra le famiglie in povertà alimentare relativa: l’11,3%, contro il 22,8% delle altre. Questo significa che, a causa delle spese abitative, le famiglie in povertà alimentare relativa riducono la spesa per il cibo, spesso optando per prodotti di minor qualità. L’indice di povertà alimentare relativa è un segnale del crescente carico economico su famiglie che non sono in condizioni di povertà assoluta, ma che si trovano in situazioni di vulnerabilità.



