L’Italia raccoglie solo il 17% dei piccoli rifiuti elettronici, un dato lontano dal 65% fissato dall’Unione Europea. Lo studio condotto da Erion Weee, consorzio che opera nella gestione dei rifiuti elettronici, ha analizzato due sperimentazioni: le ecoisole a Napoli e i contenitori nei supermercati di Coop Lombardia. I dati rivelano una situazione in cui la raccolta non funziona per i piccoli rifiuti elettronici, nonostante sforzi e iniziative locali.
La distanza non basta a migliorare la raccolta
Le ecoisole installate a Napoli, con l’Azienda servizi di igiene ambientale (Asia), hanno ridotto la distanza media dal punto di raccolta più vicino da 2,27 a 1,15 chilometri. Tuttavia, tra gennaio e luglio 2026, soltanto 13 ecoisole hanno ricevuto rifiuti, per un totale di 2.295 chili. Anche nelle 43 scuole coinvolte sono stati raccolti 350 chili, ma solo 11 istituti hanno richiesto lo svuotamento dei contenitori. La riduzione della distanza non ha garantito un aumento significativo dei conferimenti. Nel progetto Piccoli Raee, Grande Coop, dieci punti vendita dotati di 20 contenitori hanno raccolto 4.840 chili tra ottobre 2025 e luglio 2026, in un bacino stimato di circa 70mila persone. Lo studio rileva inoltre che il servizio nei supermercati si è affiancato ai centri di raccolta tradizionali, anziché sostituirli. L’eventuale estensione ad altri punti vendita potrebbe aumentare i volumi, ma le quantità stimate restano proiezioni, non risultati già conseguiti.
La comunicazione è un fattore chiave
Carlo Lupoli, direttore Affari generali di Asia Napoli, ha sottolineato l’importanza della sensibilizzazione: “Agli inizi la maggior parte degli utenti non conosceva il significato della raccolta differenziata”. L’azienda ha lanciato una campagna rivolta ai cittadini e alle scuole, spiegando i danni ambientali dello smaltimento scorretto e il valore dei materiali recuperabili. La comunicazione potrebbe essere un fattore chiave per migliorare la partecipazione.
La difficoltà è anche capire dove e come consegnare gli apparecchi. Le regole prevedono il ritiro gratuito da parte dei negozianti: con l’“uno contro uno”, quando si acquista un prodotto nuovo equivalente; con l’“uno contro zero”, per piccoli dispositivi elettronici, anche senza un acquisto e nel rispetto delle condizioni previste. Ma le formule non sono necessariamente familiari a chi dovrebbe utilizzarle. “Il cittadino non sa cosa significhino queste formule”, ha osservato Pietro Cucumile, responsabile della divisione economia circolare del ministero dell’Ambiente, indicando la necessità di rendere più efficaci e coordinate le campagne informative.
Per Antonio Bisignano, responsabile marketing dell’Azienda milanese dei servizi ambientali (Amsa), c’è però il tema delle risorse necessarie a sostenere questo servizio. Ampliare la rete, ha sottolineato, richiede finanziamenti adeguati e può significare coinvolgere luoghi frequentati ogni giorno, come negozi, condomini e centri sportivi. Per ora la distanza tra cittadini e punti di raccolta si è accorciata più in fretta della distanza tra cittadini e abitudini.



