Almeno 14 comuni italiani, tra Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna e Marche, hanno rinunciato a assumere i vincitori del concorso per funzionari a elevata qualificazione, nonostante avessero formalmente impegnato se stessi a farlo. La situazione, descritta come “surreale” da sindacati e esperti, si è sviluppata dopo che i comuni avevano partecipato a un bando nazionale e avevano incluso nel loro piano di assunzioni i posti da funzionari. Tuttavia, a un passo dall’assegnazione, molti comuni si sono ritirati, sostenendo di non disporre dei fondi necessari per pagare gli stipendi. “Pensavamo gli stipendi li coprisse il Pnrr”, ha detto un partecipante al concorso, riferendosi al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Un concorso che si è trasformato in una tragedia
Il concorso, organizzato dal ministero della Pubblica amministrazione, ha visto migliaia di candidati partecipare, con un’età media tra i 30 e i 35 anni. Dopo le prove di fine luglio, sono stati selezionati oltre 1700 idonei, tra cui alcuni che avevano ottenuto un rinvio per motivi di salute. Tuttavia, mentre si procedeva all’assegnazione dei posti, diversi comuni hanno iniziato a ritirarsi, spesso a pochi giorni dalla conclusione delle procedure. “La vicenda è surreale”, ha commentato un esperto, parlando di piccole amministrazioni che hanno un bisogno disperato di personale, in posti dove non esistono più servizi essenziali come la Posta o la banca.
Alcuni comuni, come Alimena e Trappeto, hanno spiegato che le condizioni finanziarie e contabili non consentivano loro di procedere alle assunzioni. Altri hanno citato mutamenti di esigenze organizzative o valutazioni interne relative alla sostenibilità economica. Il ministero ha confermato che nel bando era chiaro che il costo degli stipendi era a carico del Comune e ha assicurato di stare cercando una soluzione, eventualmente dirottando altrove le graduatorie. La situazione è in crescita, con i numeri dei comuni che rinunciano destinati a salire.
La Fp Cgil chiede intervento del ministero
La Fp Cgil, che aveva già segnalato il problema a settembre, ha inviato una nuova lettera al ministero guidato da Paolo Zangrillo, chiedendo di verificare subito la situazione e di garantire che nessun vincitore perda l’assegnazione. Il sindacato ha anche richiesto di assumere iniziative nei confronti degli enti inadempienti, sottolineando che una rinuncia può trovare giustificazione solo in caso di impedimento concreto, sopravvenuto e documentato. Al momento risultano 14 comuni rinunciatari su 57 aderenti al bando, con un totale di 36 posti saltati. La situazione sembra destinata a peggiorare, con un ritmo di assunzioni lento e incoerente.
Il sindacato ha anche segnalato che alcuni comuni, tra cui una commissariata, avrebbero formalizzato la rinuncia a procedere con le assunzioni, mentre altri avrebbero comunicato la decisione direttamente ai vincitori o in modo informale. I partecipanti al concorso temono che molti dovranno sostenere spese legali e attendere molto per ottenere riconoscimenti delle proprie ragioni. “E’ incredibile quello che sta accadendo”, ha detto Danilo Colacino, del comitato dei partecipanti al concorso, sottolineando che i comuni non possono tirarsi indietro come se nulla fosse. “Molti dovranno sostenere spese legali e attendere chissà quanto per versi riconosciute le proprie ragioni. E questo senza considerare migliaia di idonei”.



