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venerdì 16 Ottobre 2026

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Cronaca

La scarpa e il caos dei fascicoli nell’indagine di Garlasco

Nuove mail tra Garofano e Fratini rivelano caos nella gestione dei fascicoli e mancanza di prove decisive sull’indagine di Garlasco.

La scarpa e il caos dei fascicoli nell’indagine di Garlasco continuano a suscitare dibattito e incertezze. Il generale dei Carabinieri Luciano Garofano, ex comandante dei RIS di Parma, ha evidenziato con una serie di mail con il maggiore Paolo Fratini le difficoltà nell’organizzare i documenti e trovare atti rilevanti per l’indagine sul caso di Alberto Stasi. Le conversazioni, che risalgono al 2009, rivelano un disordine nella gestione dei fascicoli e un’incertezza su prove cruciali, come quelle relative alle scarpe Lacoste di Stasi.

Le scarpe e le tracce di sangue

Le scarpe Lacoste di Alberto Stasi restano al centro del dibattito. Le tracce di sangue non sono state trovate, ma le prove del perito Varetto indicano che una scarpa senza sangue potrebbe non aver calpestato una superficie insanguinata. Tuttavia, l’annotazione della polizia giudiziaria, secondo cui le suole erano pulite prima del sequestro, non è stata trovata nei fascicoli. Il maggiore Fratini ha riferito di aver cercato di organizzare i faldoni della indagine tecnica, ma alcuni atti sono mancanti, rendendo difficile ricostruire la situazione.

Le prove negativi e le mancanze

Gli esami sulle calzature, compiuti il 7 settembre e il 10, hanno dato risultati negativi. Combur e luminol non hanno rilevato tracce ematiche su Lacoste, Frau, Puma, Adidas e Trapper. Sulle Valentino sono emersi segni fluorescenti, ma i test di specie sono risultati negativi. Sulle Lacoste è stato trovato solo il DNA di Stasi. La difesa sostiene che le suole disperdano le tracce, ma la Procura generale non condivide questa interpretazione. Un indizio, però, c’è: dalle mail emerge che Fratini cerca i file relativi agli accertamenti sulle scarpe Lacoste di Stasi precedenti al sequestro. Il 14 agosto 2007, infatti, Alberto aveva consegnato spontaneamente le scarpe in caserma a Garlasco, prima che venissero formalmente sequestrate. La mancanza di dati chiari e la difficoltà nel trovare atti rilevanti continuano a alimentare le incertezze sull’indagine.

Un caso che non si chiude

Nemmeno la traccia 6, l’unica misurabile, chiude la partita: non correla con le Lacoste, ma non esclude la taglia di Stasi. Il 13 marzo Marco Poggi ha riferito che Bruzzone considererebbe il 42 un «dato certo», mentre la perizia oscilla tra 42 e 44. Stasi calzava il 43, tra Frau, Trapper e Valentino. Il 15 marzo Daniela Ferrari ha sostenuto che Stasi avrebbe buttato le scarpe sporche e consegnato un paio pulito, ma nelle carte non c’è riscontro. La scarpa resta al centro della discussione, mentre il documento «disperso» per Fratini non è ancora stato trovato. Il caso di Garlasco, quasi 20 anni dopo, continua a suscitare dibattito e incertezze, con un’indagine che sembra non trovare una conclusione definitiva.

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