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sabato 17 Ottobre 2026

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Beppe Angiolini, il visionario buyer di Sugar, è morto a 73 anni a Arezzo

Beppe Angiolini, fondatore di Sugar a Arezzo, è morto a 73 anni dopo una lunga malattia. Il suo contributo alla moda e al retail ha trasformato la città in un crocevia creativo.

Beppe Angiolini, il visionario buyer fondatore di Sugar a Arezzo, è morto a 73 anni dopo una lunga malattia. NATO a Arezzo, Angiolini ha lasciato un segno indelebile nel mondo della moda e del retail, trasformando il suo quartiere in un crocevia creativo e internazionale. Conosciuto a livello internazionale come Beppe di “Sugar”, Angiolini è stato un pioniere del retail come forma d’arte, un interprete culturale della moda e un innovatore del settore. La notizia del decesso è stata resa pubblica dal Corriere di Arezzo, senza ulteriori dettagli sull’organizzazione delle esequie.

Un anticonformista in una città che non lo capiva

A 19 anni, con i pantaloni a zampa, i cappotti lunghissimi e una cura ossessiva per il colore, Angiolini aveva già la sua direzione. I genitori lo avevano definito un eccentrico, ma lui aveva intuito che anche in provincia si poteva fare avanguardia. “Ma la moda per me era un fatto culturale: cambia ogni sei mesi, si rinnova, ti obbliga a metterti in gioco”, ricordava. Arezzo, allora, non era certo una capitale creativa, ma lui intuì che anche lì si poteva fare qualcosa di speciale. La sua visione della moda era radicata in una profonda consapevolezza del cambiamento e della trasformazione. Angiolini non si limitava a seguire le tendenze, ma le anticipava, creando un dialogo tra stilisti, mercato e pubblico. Il suo lavoro ha reso il retail un’esperienza culturale, un luogo dove la bellezza diventa esperienza.

Sugar: quando un negozio diventa un luogo culturale

Il primo punto vendita Sugar nasce tra il 1978 e il 1979, in un periodo in cui il Made in Italy stava prendendo il via con nomi come Armani, Versace e Ferré. Angiolini, con la sua capacità di anticipare le tendenze, decise di portare questa energia in città. “All’inizio avevo solo piccoli marchi e brand sconosciuti”, ricordava. “Ma volevo dare l’idea che anche qui si potesse trovare qualcosa di speciale”. Una intuizione radicale per l’epoca, quando lo shopping era ancora un gesto funzionale e il concetto di concept store non esisteva.

Sugar cambia le regole: ambientazioni curate come set cinematografici, selezioni in anticipo sui tempi, un dialogo costante con arte, design e architettura. Negli anni ’90 il negozio si espande, diventando più punti vendita. Poi, nel 2018, la svolta definitiva: il trasferimento nel restaurato Palazzo Lambardi, ribattezzato “Palazzo Sugar”. Affreschi, soffitti lignei, mosaici romani inglobati nel pavimento convivono con abiti di ricerca e installazioni contemporanee. Il retail diventa una narrazione. “La boutique fisica è il tuo biglietto da visita, racconta chi sei. Lo shopping online ti porta nel mondo. Oggi le due cose devono parlarsi”, diceva in anni in cui molti nel settore faticavano a capirlo.

Angiolini ha sempre creduto nella poesia della moda, nella sua capacità di trasformare l’esperienza di acquisto in un momento di connessione e di crescita personale. Il suo lavoro ha reso il retail un’esperienza unica, un luogo dove la bellezza si tocca e si comprende.

La sua passione per la sua città è stata un’altra delle sue caratteristiche distintive. “Arezzo è il mio grande amore. Dobbiamo pensare mondo. Volare più alto”, diceva spesso. Ha battuto per una città più connessa, più ambiziosa, più consapevole della sua ricchezza artistica. Spesso citava con ammirazione gli interventi di Patrizio Bertelli sul patrimonio storico: “Condividiamo la stessa passione: conservare e far vivere la bellezza”. Angiolini ha lasciato un’eredità non solo di moda, ma di cultura, di innovazione e di visione. Il suo lavoro è un esempio di come la passione e la creatività possano trasformare un luogo in un’esperienza unica. La sua lezione resta: essere fedeli alla propria visione, sempre.

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