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domenica 18 Ottobre 2026

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Meloni non firma Dpcm per aumenti da 1 miliardo ai magistrati

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non firma il Dpcm per gli aumenti di stipendio ai magistrati, che ammonterebbero a circa un miliardo di euro.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non intende firmare il Dpcm per sbloccare gli aumenti di stipendio ai magistrati, previsti in base a sentenze del Consiglio di Stato che ammonterebbero a circa un miliardo di euro. La decisione, confermata da fonti di Palazzo Chigi, si basa su una valutazione del governo sulle priorità economiche e sociali del Paese. Il Dpcm, varato dal governo, prevede per il 2027 un fondo sentenze, una tantum, dal valore di 1,9 miliardi di euro (0,08% del Pil), la maggior parte dei quali dovrebbe essere destinata agli adeguamenti per i magistrati. Tuttavia, per Meloni, si tratta di una cifra circa dieci volte superiore a quella necessaria per affrontare i problemi del settore autotrasporto, che rischiano di bloccare la consegna di merci in tutta Italia.

Le motivazioni del governo

La premier ha spiegato che, in coscienza, non può firmare un Dpcm che destinerebbe quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. Secondo le fonti, il governo ha scelto di concentrarsi su temi di maggiore urgenza, come il settore autotrasporto, che potrebbe subire un blocco delle consegne se non si interviene tempestivamente. Inoltre, Meloni ha espresso la sua disponibilità ad ascoltare i rappresentanti dell’Anm, convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità del momento.

Il governo ha scelto di non firmare il Dpcm, considerando la cifra proposta incompatibile con le priorità nazionali.

Il Dpcm, per dare seguito alle sentenze che stabiliscono un nuovo metodo di calcolo per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati e condannano il governo a pagare anche gli arretrati, in base alle stime dovrebbe costare fino a 100mila euro, arretrati compresi, per ogni magistrato, più l’aumento di circa 20.000 euro l’anno per gli anni successivi. Il governo, attraverso l’Avvocatura di Stato, ha fatto ricorso, ma il Tar e il Consiglio di Stato hanno dato torto al governo e ragione ai ricorrenti.

Le reazioni delle associazioni dei magistrati

Il vice segretario dell’Anm, Stefano Celli, ha dichiarato che l’associazione utilizzerà gli strumenti che l’ordinamento riconosce per far valere i propri diritti, che sono gli stessi diritti degli altri cittadini. L’Anm ha sottolineato che gli importi effettivi degli aumenti sono sensibilmente inferiori a quelli circolati, frutto di una ricostruzione basata su stime non note e in assenza di parametri certi.

Le associazioni dei magistrati hanno espresso la loro intenzione di far valere i propri diritti, nonostante la decisione del governo.

La magistratura ha espresso l’auspicio che la questione venga riportata sul piano tecnico e giuridico, previa verifica delle cifre diffuse, evitandone connotazioni politiche. Al lato pratico, se il presidente del Consiglio non firma, dal Consiglio di Stato si prospetta la nomina di un commissario ad acta. La situazione ha suscitato anche un sostegno politico da parte di Forza Italia, che ha condiviso la scelta del governo di non firmare il Dpcm.

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