La transizione energetica in Europa sta affrontando una sfida complessa: ridurre le emissioni di carbonio, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e preservare la base industriale nazionale. Secondo uno studio condotto da Eni e Teha Group, i biocarburanti rappresentano una soluzione immediata per raggiungere questi obiettivi. Non solo riducono le emissioni, ma offrono un’alternativa alla dipendenza da materie prime estere, come le terre rare, che al momento provengono quasi esclusivamente dalla Cina. L’industria europea, inoltre, ha visto una contrazione della capacità di raffinazione e una crescente dipendenza dalle importazioni di diesel e jet fuel, con conseguenze economiche e occupazionali significative.
Biocarburanti come leva per la decarbonizzazione e la competitività
Lo studio, intitolato “Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization”, ha analizzato il potenziale dei biocarburanti come strumento per diversificare gli approvvigionamenti e ridurre l’impatto ambientale. I biocarburanti, prodotti da materie prime rinnovabili come oli vegetali e scarti agricoli, possono essere utilizzati in gran parte delle motorizzazioni diesel attualmente in circolazione, senza modifiche significative alle infrastrutture esistenti. Questo li rende una soluzione immediata per il settore dei trasporti, in particolare per i comparti difficili da elettrificare, come il trasporto pesante, l’aviazione e il settore marittimo.
La transizione energetica deve bilanciare la decarbonizzazione con la competitività industriale.
Secondo Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive, la società di Eni per la trasformazione della mobilità, “una delle principali sfide per l’Europa è coniugare la transizione energetica con la competitività industriale e la sostenibilità economica e sociale”. I biocarburanti, in questo contesto, rappresentano una soluzione concreta per ridurre le emissioni lungo l’intera filiera dei trasporti, senza compromettere la capacità produttiva e l’occupazione qualificata. Lo studio ha stimato che gli investimenti privati nel settore potrebbero generare fino a 66 miliardi di euro di Pil in Europa e sostenere oltre 33mila posti di lavoro.
Un potenziale globale cinque volte superiore al fabbisogno europeo
Il potenziale dei biocarburanti non si limita all’Europa. Secondo lo studio, il potenziale globale è circa cinque volte superiore al fabbisogno europeo, senza sottrarre terreni alla produzione di cibo. Questo è possibile grazie all’utilizzo di materie prime non alimentari, come rifiuti e scarti agricoli, e colture intermedie in rotazione con quelle alimentari. Inoltre, i progetti promossi da Eni, principalmente in Africa, potrebbero coinvolgere oltre un milione di agricoltori nei primi anni del prossimo decennio, contribuendo alla sicurezza alimentare e all’occupazione.
La sostenibilità non deve essere un costo, ma un’opportunità per l’industria.
Per garantire la sostenibilità, lo studio suggerisce una serie di misure, tra cui una valutazione lungo l’intera filiera, la conversione delle raffinerie esistenti in bioraffinerie e la tracciabilità delle produzioni agricole. Tra le ipotesi avanzate, figura anche una nuova classe di veicoli “low-carbon” alimentati esclusivamente con biocarburanti in purezza. Questo approccio permette di evitare la contrapposizione tra motore elettrico e termico, e di trovare una combinazione di tecnologie che permetta all’Europa di raggiungere gli obiettivi climatici senza perdere ulteriore capacità produttiva.
La transizione energetica in Europa non può essere solo una questione di riduzione delle emissioni, ma deve anche garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e la tenuta della base industriale. I biocarburanti, con la loro disponibilità e capacità di integrarsi con le infrastrutture esistenti, rappresentano una soluzione concreta per affrontare queste sfide. Non sostituiscono l’elettrico, ma lo affiancano, portando la decarbonizzazione dei trasporti anche sul terreno della politica industriale europea.



