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lunedì 19 Ottobre 2026

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Ambiente

L’acqua del rubinetto non è più potabile a Longyearbyen

A Longyearbyen, le Svalbard, l’acqua del rubinetto non è più potabile a causa di contaminazioni.

Alle Svalbard, in particolare a Longyearbyen, l’acqua del rubinetto non può più essere bevuta. La situazione, che ha coinvolto circa 2.600 residenti, è emersa a causa di concentrazioni eccessive di manganese, nichel e solfati, che superano i limiti stabiliti. La contaminazione, che ha interessato il bacino artificiale Isdammen, unica fonte di approvvigionamento idrico della cittadina, è diventata un problema cronico da due anni. I residenti devono ora rifornirsi di acqua depurata presso un punto di distribuzione allestito in un supermercato locale.

Contaminazione legata al permafrost e alle rocce

Secondo gli scienziati, la contaminazione potrebbe essere collegata allo scioglimento del permafrost e alla presenza di terreni ricchi di pirite. La pirite, un minerale composto da ferro e zolfo, può ossidarsi in presenza di acqua e ossigeno, generando acidità e rilasciando metalli dalle rocce. Marjolaine Verret, esperta di permafrost, ha spiegato che il disgelo del terreno e la presenza di rocce contenenti pirite potrebbero contribuire alla contaminazione delle risorse idriche. Tuttavia, le cause esatte non sono ancora del tutto chiare.

Un problema che si fa sempre più grave

Le prime anomalie sono state rilevate nel settembre 2024, quando le autorità sanitarie hanno raccomandato di non somministrare l’acqua ai bambini sotto un anno di età. Un anno dopo, la raccomandazione è stata estesa all’intera popolazione. I livelli di manganese sono saliti fino a 1.000 microgrammi per litro, venti volte il valore di riferimento. Nel 2026, il problema ha riguardato anche altre sostanze, come il nichel e i solfati, che hanno superato i limiti previsti.

Le analisi pubblicate ad aprile indicavano livelli di nichel fino a 30 microgrammi per litro, contro un limite normativo di 20, mentre quelli dei solfati si avvicinavano ai 1.000 milligrammi per litro. I risultati diffusi il 10 settembre confermano che le concentrazioni di manganese, nichel e solfati restano superiori ai valori previsti. La raccomandazione a non bere l’acqua del rubinetto rimane quindi in vigore.

Le soluzioni e i costi

Per risolvere il problema, l’amministrazione sta valutando interventi strutturali, tra cui nuovi sistemi di filtrazione delle acque di Isdammen e la costruzione di un impianto di desalinizzazione. Entrambe le soluzioni presentano costi elevati e difficoltà tecniche legate alle condizioni climatiche delle Svalbard. In Norvegia, dove bere l’acqua del rubinetto è normalmente considerato scontato, questa necessità rappresenta un cambiamento significativo. La situazione ha anche aperto un dibattito sulle condizioni delle infrastrutture delle Svalbard. In un commento pubblicato a ottobre sul quotidiano norvegese VG, la responsabile della sezione politica Frøy Gudbrandsen ha denunciato il deterioramento di diversi servizi essenziali, tra cui l’approvvigionamento idrico, sostenendo che l’arcipelago sia stato trascurato dalle autorità. L’indagine coordinata da SINTEF, i cui risultati sono attesi nel secondo trimestre del 2027, dovrà contribuire a chiarire le cause della contaminazione e individuare possibili soluzioni.

  • Longyearbyen, nell’arcipelago norvegese delle Svalbard, non ha più acqua potabile dal rubinetto.
  • Le concentrazioni di manganese, nichel e solfati superano i limiti stabiliti.
  • La contaminazione potrebbe essere legata allo scioglimento del permafrost e alla presenza di pirite.
  • Le soluzioni proposte includono nuovi sistemi di filtrazione e impianti di desalinizzazione.

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