L’economista Antonio Tognoli ha lanciato un allarme sulla manovra finanziaria in corso, sottolineando i rischi del contributo da 5 miliardi alle banche. Secondo l’esperto, questa misura potrebbe colpire in modo significativo famiglie e imprese, riducendo la disponibilità di credito e aumentando i costi per i clienti. Il caro energia, invece, rappresenta l’emergenza che la manovra deve affrontare per prima, poiché i prezzi elevati di elettricità e gas stanno erodendo il potere d’acquisto delle famiglie e comprimendo i margini delle imprese, soprattutto quelle energivore.
Le priorità della manovra e i rischi del contributo alle banche
Secondo Tognoli, le priorità emerse dal vertice di maggioranza, come il sostegno ai giovani, agli anziani, alla sanità e alle famiglie, sono coerenti con l’emergenza energetica. Interventi mirati e tangibili, come il bonus bollette, il tetto al prezzo del gas e l’Energy Release per le imprese, hanno senso. Tuttavia, il peso relativo delle voci non è stato ben definito. La crescita resta fragile e subordinata alla soluzione del nodo energetico, con Confindustria che stima un’espansione dell’1% nel 2026 e un rallentamento allo 0,6% nel 2027.
Il contributo da 5 miliardi, che il governo cerca nel settore finanziario, rappresenta un nodo da districare. Si parla di un contributo “volontario” o concordato, non di una vera tassa sugli extraprofitti. Tognoli avverte che un prelievo non concordato potrebbe spaventare i mercati e ridurre la disponibilità di credito. Le banche potrebbero restringere i prestiti o alzare i tassi, soprattutto per le piccole imprese e le famiglie, per proteggere i margini. Le commissioni potrebbero aumentare i costi di conti correnti, carte e prodotti assicurativi, trasferendo l’onere sui clienti.
Le alternative al taglio dell’Irpef
Con risorse limitate, Tognoli suggerisce che sia più efficace aiutare chi non riesce a pagare le bollette con misure mirate e temporanee, rafforzando la sanità e i servizi essenziali. Il taglio dell’Irpef, con l’estensione dell’aliquota del 33% fino a 60mila euro, costa 2-3 miliardi e produce effetti differiti, poco percepibili per la maggioranza dei contribuenti. A rischiare l’esclusione sono il ceto medio con un reddito tra 50 e 60mila euro, le famiglie a reddito medio-basso non coperte dai bonus più selettivi, la sanità pubblica con soli 2,4 miliardi stanziati contro i 5 richiesti, e le imprese non energivore.
Le alternative al taglio dell’Irpef includono l’uso di risorse da Cdp, che presta a pubblica amministrazione, imprese, infrastrutture e transizione energetica. Tognoli sottolinea che una riduzione della capacità di finanziamento di Cdp potrebbe sottrarre risorse agli investimenti, riducendo l’effetto di attrazione dei capitali privati. L’idea di coinvolgere Cdp nel contributo da 5 miliardi non è nuova, ma il ministro Tajani ha chiarito che i fondi devono arrivare da “tutto il mondo finanziario”, non solo banche e assicurazioni.
Il rischio è azzerare la crescita, che Confindustria stima all’1% nel 2026 e in rallentamento allo 0,6% nel 2027.
Un ulteriore rialzo dei prezzi energetici potrebbe annullarla del tutto.



