La prevenzione cardiovascolare rappresenta una delle sfide più complesse e urgenti del sistema sanitario italiano. Dalla diagnosi precoce al raggiungimento dei livelli raccomandati di colesterolo LDL, fino alla continuità assistenziale e alla sostenibilità delle cure, sono numerose le aree su cui intervenire per ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. Un confronto promosso da Cardio Target – Osservatorio LDL per la Salute Cardiovascolare – ha riunito sedici esperti, tra rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, professionisti sanitari e esperti di economia della salute, per delineare le criticità e le strategie di intervento necessarie. Le testimonianze convergono su tre priorità: prevenzione e appropriatezza clinica, prossimità delle cure e sostenibilità del sistema sanitario.
Prevenzione primaria e appropriatezza terapeutica
La prevenzione primaria, insieme agli stili di vita salutari e alle terapie farmacologiche quando necessario, è considerata un pilastro fondamentale per contrastare lo sviluppo dell’aterosclerosi e delle sue complicanze. Massimo Volpe, presidente della Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), sottolinea l’importanza di investire fin dalle prime fasi della vita nella prevenzione, sottolineando come i progressi della medicina abbiano migliorato la sopravvivenza dopo eventi cardiovascolari, ma rendano ancora più necessario un impegno precoce. L’appropriatezza terapeutica, come sottolinea Alberto Corsini, presidente della Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi (SISA), richiede un rafforzamento degli interventi prima che la malattia si manifesti, soprattutto nei pazienti con condizioni cliniche complesse.
La collaborazione tra ospedale e territorio è cruciale per garantire la continuità assistenziale. Andrea Montagnani, presidente nazionale FADOI, evidenzia l’importanza di rafforzare la collaborazione tra ospedale e territorio, soprattutto nella fase successiva alla dimissione, attraverso percorsi di follow-up multidisciplinari. Francesco Dentali, presidente della Fondazione FADOI, sottolinea il ruolo strategico degli internisti nella gestione dei pazienti ospedalizzati, spesso caratterizzati da fragilità e patologie concomitanti.
Prossimità delle cure e coinvolgimento dei cittadini
La seconda priorità riguarda la capacità di portare la prevenzione più vicino alle persone, superando un modello di assistenza che interviene soltanto quando la malattia si è già manifestata. Le farmacie, con la loro presenza capillare sul territorio, rappresentano un presidio di prossimità sempre più rilevante. Eugenio Leopardi, presidente di Federfarma Lazio, evidenzia le opportunità offerte dalla farmacia dei servizi, dalla telemedicina e dalle attività di screening per promuovere una maggiore consapevolezza del rischio cardiovascolare. La medicina generale, attraverso l’intelligenza artificiale e i sistemi di supporto alle decisioni cliniche, può aiutare a individuare precocemente le persone a maggior rischio.
Il coinvolgimento dei cittadini è essenziale per migliorare l’aderenza terapeutica. Valeria Fava, responsabile del coordinamento delle politiche per la salute di Cittadinanzattiva, richiama l’importanza di rafforzare la consapevolezza dei pazienti e di promuovere informazioni chiare e coerenti, valorizzando il rapporto di fiducia con medici di medicina generale e farmacisti per favorire l’aderenza terapeutica. A questa prospettiva si affianca quella di Massimo Giupponi, presidente di ANCI Salute Lombardia, che sottolinea l’importanza di costruire percorsi territoriali condivisi e capaci di coinvolgere anche le persone che oggi accedono ai servizi sanitari soltanto in presenza di una malattia.
Dalle indicazioni cliniche alle politiche sanitarie, le testimonianze raccolte da Cardio Target convergono su un obiettivo comune: trasformare le conoscenze scientifiche in percorsi di prevenzione e cura più tempestivi, accessibili e continuativi. La sfida è rendere la gestione del rischio cardiovascolare una responsabilità condivisa, nella quale ricerca, assistenza territoriale, istituzioni e cittadini possano contribuire a ridurre la distanza tra ciò che la medicina oggi rende possibile e ciò che viene effettivamente realizzato nella pratica quotidiana.



