Gli psicologi di Roma hanno annunciato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) contro le nuove regole per gli studi professionali introdotte dalla Regione Lazio. Almeno 100 professionisti sono pronti a contestare la delibera dello scorso agosto, che impone requisiti che, secondo gli psicologi, penalizzano la loro attività e potrebbero aumentare i costi per i pazienti. La decisione è stata annunciata da Giulia Argenti, giornalista di RomaToday, il 21 ottobre 2026.
Requisiti catastali e limitazioni degli spazi
La delibera prevede che l’unità immobiliare destinata a studio professionale non debba essere classificata al catasto come abitazione, salvo il caso in cui il professionista eserciti individualmente nella propria residenza. Questa misura, spiegano gli psicologi, rischia di rendere inutilizzabili molti studi attualmente operativi o di imporre costosi adeguamenti, anche quando i locali risultano idonei all’attività svolta. Inoltre, impedisce agli psicologi di condividere gli spazi con professionisti non sanitari, come avvocati, educatori o insegnanti, con cui collaborano quotidianamente.
La regolamentazione non tiene conto delle caratteristiche specifiche dell’attività psicologica.
Secondo gli psicologi, la regolamentazione è costruita intorno alle esigenze degli studi medici e odontoiatrici, ma non tiene conto delle peculiarità dell’attività psicologica, che si basa sulla relazione e sul linguaggio, senza procedure che comportino rischi sanitari. La delibera, spiegano, impone un modello organizzativo che non si adatta alle caratteristiche della professione psicologica, ostacolando le modalità interdisciplinari che sono parte integrante del loro lavoro.
Impatto sui pazienti e sui servizi psicologici
Per gli psicologi, le restrizioni potrebbero comportare un aumento dei costi per i pazienti, una riduzione dei servizi psicologici sul territorio e la chiusura di alcuni studi, soprattutto in aree periferiche e in piccoli centri. La delibera, infatti, impedisce la condivisione degli spazi e la presenza in strutture diverse, limitando l’accesso ai servizi di prossimità. Gli psicologi promotori del ricorso sostengono che non chiedono privilegi, ma desiderano che i requisiti siano proporzionati alla natura delle prestazioni e ai rischi effettivi.
La questione non è ancora risolta, ma un segnale di apertura è stato dato.
Paola Medde, presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio, ha espresso apprezzamento per l’impegno della Regione a un approfondimento sul requisito catastale, ma ha chiarito che la questione non è ancora risolta. L’Ordine continuerà a monitorare la situazione e a lavorare per ottenere una soluzione concreta che tuteli l’autonomia professionale e le possibilità di esercizio riconosciute dall’ordinamento nazionale.
Un’azione congiunta tra professionisti
La delibera ha suscitato perplessità anche da parte dell’Ordine provinciale dei medici di Roma, che ha partecipato a un incontro con la Regione e ha espresso la necessità di rendere le disposizioni più chiare e coerenti. L’Ordine continuerà a partecipare attivamente agli incontri programmati per migliorare la normativa e garantire una applicazione uniforme e efficace. L’azione dei psicologi romani rappresenta un esempio di collaborazione tra professionisti per difendere i diritti e le esigenze del settore.



