Il MUSE di Trento ospita fino al 6 giugno 2027 un’esperienza unica: il “Parlamento della Biodiversità”, un’installazione immersiva che trasforma il museo in un’aula parlamentare in cui le specie viventi si esprimono direttamente. L’evento, inaugurato in concomitanza con la COP17 sulla biodiversità a Yerevan, in Armenia, propone una provocazione intellettuale: cosa succederebbe se le decisioni sul futuro del pianeta non fossero un’esclusiva di Homo sapiens? La risposta si trova nel dibattito tra animali, funghi e piante, che prendono la parola in prima persona per presentare denunce, mozioni e proposte.
Un’assemblea senza confini geopolitici
Il Parlamento della Biodiversità è organizzato secondo i grandi biomi terrestri, dal mare aperto alle alte montagne, e include tre rappresentanze trasversali dedicate a organismi migratori, specie estinte ed esseri umani. Tra i “delegati” fisicamente presenti spiccano un okapi, il possente tricheco che accoglie i visitatori, il mostro di Gila (sauro americano il cui veleno è studiato per i farmaci per il diabete) e persino una riproduzione del tilacino, marsupiale estinto nel 1936. Nei prossimi mesi si aggiungerà anche una rara tassidermia di leopardo delle nevi. Attraverso un LED wall centrale e una mappa interattiva dell’assemblea, animali, funghi e piante prendono la parola in prima persona per presentare denunce, mozioni e proposte. L’obiettivo dei lavori parlamentari è affrontare le cause della perdita di biodiversità e rilanciare le sfide del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, cercando soluzioni concrete per la tutela degli ecosistemi e la condivisione del pianeta.
Un esercizio di empatia e diplomazia
Il pubblico non è un semplice spettatore: i visitatori sono invitati a prendere posto fisicamente tra le delegazioni non umane, partecipando al dibattito. Come sottolineato dal team curatoriale del MUSE, sedersi accanto alle altre forme di vita rappresenta un prezioso esercizio di empatia. L’esperienza permette di scoprire quanto i bisogni essenziali – un habitat sano, un clima idoneo e l’assenza di inquinanti – siano condivisi da tutti i viventi.
Il progetto si configura così come uno spazio di “diplomazia del vivente”, dove la ricerca scientifica aiuta a interpretare le necessità degli ecosistemi per tradurle in responsabilità e azioni collettive. L’allestimento immersivo offre alle specie l’opportunità di esprimersi direttamente, con 186 specie organizzate in 93 postazioni e rappresentate attraverso tassidermie, illustrazioni e sagome. Se una pianta del deserto, un pesce corallino o un tricheco avessero lo stesso peso politico di un capo di Governo? La risposta si trova nel dibattito tra specie viventi, un’esperienza che invita a riflettere su come le decisioni per il pianeta possano essere condivise e costruite in modo più equo e sostenibile.



