Le vecchie mele del Trentino, coltivate per generazioni nelle valli trentine, sono ora riconosciute come Presidio Slow Food. Dopo cinque anni di lavoro e collaborazione tra produttori, enti locali e Slow Food, il progetto ha visto la luce e si propone di tutelare le varietà storiche, riportandole stabilmente nei frutteti, sulle tavole e nell’economia delle aziende agricole locali. L’obiettivo non è solo conservare un patrimonio agricolo, ma anche garantirgli un futuro economico.
Un progetto che unisce tre aziende e un’ampia rete di collaboratori
Il progetto ha visto la partecipazione di tre aziende trentine: l’Azienda Agricola Biologica Rossi di Cles, in Val di Non, l’Azienda Agricola Petri di Pergine Valsugana e l’Azienda Agricola Solan di Imer, in Primiero. Al progetto aderisce inoltre il Vivai Piante Omezzolli di Riva del Garda, impegnato nella conservazione delle vecchie varietà da frutto. Il Presidio rimane aperto ad altri agricoltori del territorio che sceglieranno di rispettarne le regole di produzione. Il percorso è coordinato da Nely Webber per Slow Food e da Federico Bigaran per i produttori.
Le mele storiche rappresentano un patrimonio unico da salvaguardare. Prima che poche varietà diventassero dominanti nei meleti specializzati, nelle diverse valli erano presenti mele molto differenti tra loro per dimensioni, colori, consistenza e periodo di maturazione. Alcune sono rimaste soprattutto nei terreni marginali e nelle zone meno favorevoli alla frutticoltura intensiva. La scelta di recuperarle non riguarda quindi soltanto il gusto, ma anche la conservazione di un patrimonio agricolo unico.
Un esempio concreto a Cles
Un esempio concreto si trova già a Cles, dove il Frutteto Storico custodisce quasi cento varietà antiche tra mele e pere. Questa struttura comunale, gestita dai volontari del Comitato Amici della Fondazione Ivo de Carneri, rientra nel progetto del nuovo Presidio e viene utilizzata anche per visite e iniziative dedicate alla conoscenza di questo patrimonio. Il progetto si estende anche alle scuole per educare ai valori della biodiversità. Il progetto entra anche nelle scuole, con iniziative per far conoscere ai più giovani la biodiversità frutticola del territorio e il valore delle varietà che rischiano di scomparire. Il tema è stato approfondito anche il 27 settembre a Terra Madre, durante l’incontro dedicato alle antiche mele delle zone montane.
Secondo i dati presentati da Slow Food, nell’Arca del Gusto sono già comprese 75 varietà di mele legate alle Terre Alte, mentre altri Presìdi sono nati negli anni in diverse aree italiane per proteggere coltivazioni storiche simili. Per il Trentino il passaggio successivo sarà adesso allargare la rete dei produttori. Il vero obiettivo del Presidio non è custodire queste mele soltanto come una testimonianza del passato, ma riportarle stabilmente nei frutteti, sulle tavole e nell’economia delle aziende agricole locali.



