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venerdì 2 Ottobre 2026

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Frontex accusato di facilitare il respingimento forzato in Libia, ong presentano ricorso alla Corte di Giustizia UE

Ong denunciano Frontex per facilitare il respingimento forzato in Libia, presentano ricorso alla Corte di Giustizia Ue.

Le organizzazioni non governative Refugees in Libya, Sea-Watch e Front-LEX hanno presentato un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro Frontex, accusata di facilitare il respingimento forzato di migranti in Libia. L’azione legale è promossa per conto di F.M., un giovane richiedente asilo sudanese bloccato in Libia e costretto a nascondersi dalle milizie. L’incidente si colloca a cinque anni esatti dal raid di Gargaresh, un evento in cui i guardiani di un centro di detenzione a Tripoli hanno ucciso sei persone e ne hanno ferite altre venti.

Frontex e il rischio di tortura

Frontex è stato denunciato per aver facilitato e tuttora facilita l’intercettazione e il respingimento forzato dei migranti in Libia attraverso le proprie attività di sorveglianza aerea. Secondo le testimonianze e i dati raccolti da Sea-Watch, il comportamento di Frontex viola il principio di non-refoulement, sancito dal diritto internazionale dei rifugiati e dall’articolo 19 dell’Unione europea. Questo principio stabilisce che nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esista un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti. Frontex, con la sua attività di sorveglianza, favorisce sistematicamente i respingimenti verso la Libia, dove le persone vanno incontro a torture e ogni sorta di abuso.

Le testimonianze dei migranti

F.M., dal suo nascondiglio in Libia, ha dichiarato: “Se sei nero qui in Libia non c’è nessuno che si prenda cura di te o che ti aiuti in alcun modo. Spero però che i giudici riesaminino il mio caso, ancora pendente in tribunale. Sono pronto a fornire loro tutto il necessario e ho tentato più volte di fuggire da qui, ma senza successo a causa di Frontex e dei suoi alleati, cioè la Guardia Costiera Libica. Temo che, se mi scopriranno, finirò nelle mani delle milizie. Sono scoraggiato e chiedo il vostro aiuto”. La Guardia Costiera Libica, a cui Frontex dà le coordinate dei barconi, è composta da milizie armate che, una volta fermati i migranti, li portano o li riportano forzatamente nei centri di detenzione, dove sono sottoposti a torture, stupri e ogni genere di abuso.

La Guardia Costiera Libica, alleata di Frontex, è composta da milizie armate che mettono in pericolo la vita dei migranti. David Yambio, che ha partecipato alla conferenza a Bruxelles, ha spiegato: “Da cinque anni siamo costretti ad agire per proteggere le nostre comunità e la nostra dignità, per lottare per la libertà di movimento e per cercare giustizia e richiedere l’assunzione di responsabilità per i crimini contro l’umanità che noi, e le più ampie comunità di persone in movimento, siamo stati costretti a subire. In questi anni abbiamo reso evidente la complicità dell’Europa in crimini contro l’umanità, ma finora non vi sono state conseguenze. Oggi più che mai, Frontex, il braccio lungo e violento dell’Europa, rende tutto più pericoloso. Contribuisce alla morte di centinaia e migliaia di persone nel Mediterraneo centrale.”

Julia Winkler di Sea-Watch ha aggiunto: “Grazie alle nostre operazioni aeree e navali, sappiamo cosa impedisce le morti: tempestivi messaggi di allerta (Mayday Relay), condivisione di informazioni con navi in grado di effettuare salvataggi e sbarco in un luogo sicuro. Eppure, ripetutamente, Frontex individua imbarcazioni in difficoltà senza adottare queste misure. Al contrario, la sua attività di sorveglianza favorisce sistematicamente i respingimenti verso la Libia, dove le persone vanno incontro a torture e ogni sorta di abuso.”

Iftach Cohen, l’avvocato che coordina il team legale di Front-LEX, ha sottolineato: “La condivisione da parte di Frontex della posizione delle imbarcazioni di rifugiati consente ai libici di riportare i rifugiati in Libia, dove vengono sottoposti a crimini contro l’umanità. Riconsegnando queste persone ai loro aguzzini, Frontex viola sistematicamente i propri obblighi in materia di diritti fondamentali relativi al principio di non respingimento e al divieto di tortura. Il diritto marittimo internazionale impone che le persone soccorse o intercettate in mare siano condotte in un luogo sicuro. La Libia non è un luogo sicuro.”

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