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sabato 3 Ottobre 2026

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Medici in fuga: nel 2025 dimissioni superano pensionamenti, il problema si fa drammatico

Medici in fuga: nel 2025 dimissioni superano pensionamenti, il problema si fa drammatico

Nel 2025, il fenomeno delle dimissioni volontarie dei medici nel Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha superato per la prima volta i pensionamenti, segnando un allarme per la stabilità del sistema sanitario italiano. Secondo i dati analizzati dal Centro Studi Anaao Assomed, 3.767 medici hanno lasciato volontariamente il Ssn, contro 2.876 pensionamenti. Questo dato rappresenta un’inversione significativa rispetto all’anno precedente, quando le dimissioni erano state 1.503, e porta al 3,5% la quota dei medici in servizio che ha scelto di lasciare il sistema pubblico, una percentuale mai raggiunta nel periodo considerato.

Una fuga in 12 regioni su 20

Nel 2025, in 12 regioni su 20, il numero dei medici che hanno deciso di lasciare il Ssn prima dell’età pensionabile è risultato superiore a quello dei professionisti arrivati al pensionamento. Il divario è particolarmente evidente in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove i dimissionari sono da 2,4 a 3,3 volte più numerosi dei pensionati. Il rapporto tra ingressi e uscite evidenzia una forte pressione sugli organici: ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 hanno successivamente rassegnato le dimissioni, mentre le uscite complessive dal sistema pubblico, comprendendo pensionamenti e altre cause, sono state 77.

Le riduzioni più marcate degli organici si sono registrate in Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%). Il quadro resta segnato da una profonda differenza territoriale: nel Centro-Nord si registra un incremento di 4.029 medici, pari al +5,9%, mentre nel Mezzogiorno si registra una contrazione del 3,1%. Tra il 2015 e il 2024, l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo, il numero complessivo dei medici è cresciuto del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità.

Il ricambio generazionale non basta a compensare la fuga di professionisti

Nonostante l’aumento delle dimissioni, il ricambio generazionale all’interno degli ospedali ha iniziato a produrre i primi effetti. Tra il 2015 e il 2024, l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e 2 anni e 4 mesi tra le donne. Il numero complessivo dei medici è cresciuto del 2,7%, passando da 105.380 a 108.243 unità. Un ruolo importante in questo processo è stato svolto dal Decreto Calabria, sostenuto dall’Anaao Assomed, che tra il 2019 e il 2025 ha favorito l’ingresso nel sistema di quasi 10mila giovani medici, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.

Un esodo non fisiologico

“Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale, ma di un vero e proprio esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all’Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout, carichi burocratici insostenibili e aggressioni nei reparti”, commenta Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. A lasciare non sono i medici a fine carriera, ma professionisti nel pieno della maturità clinica, con un’età media intorno ai 48 anni. Il paradosso è evidente: a fronte di un ricambio generazionale avviato con successo grazie al Decreto Calabria, oggi si rischia di vanificare tutto.

Le 10 richieste dell’Anaao Assomed per affrontare il problema e tutelare il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione includono la rendita strutturale del Decreto Calabria, la superazione del tetto di spesa per il personale, la garanzia di retribuzioni europee e la riforma della responsabilità professionale. L’obiettivo è creare un sistema sanitario più sostenibile, con maggiore flessibilità e valorizzazione del ruolo dei professionisti.

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