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martedì 6 Ottobre 2026

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Esteri

La strada che potrebbe spostare il perimetro di sicurezza cinese verso ovest

L’Afghanistan ha completato una strada che potrebbe ridurre la dipendenza dal Pakistan e aprire nuove opportunità di commercio e sicurezza per la Cina.

L’Afghanistan ha completato 121 chilometri di strada attraverso il Corridoio del Wakhan, un’area geograficamente isolata ma strategicamente cruciale. La strada, costruita in una delle regioni più remote dell’Asia, arriva fino alla frontiera con la Cina, ma il valico cinese resta chiuso. Se Pechino decidesse di aprirlo, il commercio, gli investimenti e la sicurezza potrebbero viaggiare sulla stessa rotta. La strada non è solo un’infrastruttura marginale: rappresenta un nuovo confine di sicurezza, un punto di intersezione tra il jihadismo, i rapporti tra Afghanistan e Pakistan e la crescente presenza strategica cinese in Asia centrale e meridionale.

Un’alternativa alla dipendenza dal Pakistan

Il Wakhan non è soltanto una possibile rotta commerciale, ma un’alternativa strategica per l’Afghanistan. Il corridoio offre la possibilità di ridurre una vulnerabilità storica: la dipendenza dal Pakistan. I rapporti tra il governo talebano e Islamabad si sono deteriorati, soprattutto attorno alla questione del Tehrik-e-Taliban Pakistan (Ttp). Il Pakistan accusa Kabul di non impedire ai militanti di utilizzare il territorio afghano per organizzare attacchi oltre confine. I talebani respingono le accuse, ma i scontri alla frontiera e la crescente crisi di fiducia tra i due Paesi hanno reso la situazione più complessa.

Se Kabul riuscisse a commerciare con la Cina senza passare dal Pakistan, Islamabad perderebbe almeno in parte la possibilità di usare frontiere, transito e commercio come strumenti di pressione. Il Wakhan non può sostituire nel breve periodo le grandi rotte che attraversano il Pakistan, ma l’apertura di un collegamento con la Cina introdurrebbe comunque una possibilità che oggi l’Afghanistan non ha. Ed è proprio questo che rende la nuova strada interessante anche per Islamabad.

La Cina guarda alla sicurezza del Xinjiang

Per la Cina, la questione assume una dimensione diversa. Il Wakhan finisce infatti nello Xinjiang. Pechino guarda da anni all’Afghanistan soprattutto attraverso la lente della sicurezza della propria regione occidentale. Una delle sue principali preoccupazioni è che organizzazioni jihadiste legate agli uiguri possano utilizzare il territorio afghano come santuario, luogo di addestramento o via di infiltrazione nello Xinjiang. La costruzione di nuove infrastrutture modifica l’ambiente in cui operano i gruppi jihadisti. La Cina può avere interesse a integrare maggiormente l’Afghanistan nell’economia regionale, a sfruttarne le risorse minerarie e a contribuire alla stabilizzazione del governo talebano. Ma aprire fisicamente una nuova frontiera significa anche creare una possibile vulnerabilità sul confine dello Xinjiang. La stessa strada può servire a trasportare rame, litio, merci e investimenti, ma anche persone, contrabbando e, potenzialmente, militanti.

La protezione della strada e del valico diventerà parte integrante del progetto. Per Pechino, che considera il controllo dello Xinjiang una priorità nazionale assoluta, non è un dettaglio. Per questo la Cina è stata finora molto più prudente dei talebani sul Wakhan. Kabul ha costruito la strada fino alla frontiera. Pechino non ha ancora trasformato Wakhjir in un normale valico internazionale e non ha annunciato la costruzione delle infrastrutture necessarie a creare sul proprio versante un corridoio commerciale equivalente.

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