Una legge regionale potrebbe ridurre le case popolari a Venezia, mettendo in discussione l’accesso per famiglie in attesa. La proposta avanzata dalla maggioranza prevede, solo per centro storico e isole, di poter convertire un numero illimitato di alloggi Erp per darli al “ceto medio”. L’idea, che ha già ricevuto il plauso dell’amministrazione comunale, prevede la costituzione di una commissione paritetica tra comune e regione, che si occupi di capire quali case Ater passare da un ente all’altro. La misura in deroga riguarda solo le case Ater di Venezia e isole, quelle della terraferma resterebbero in gestione ad Ater.
Un’idea per il social housing
La legge regionale 106 (De Berti-Tomaello) mira a riformare il social housing, ovvero le case pubbliche date a canone calmierato a chi non rientra nei criteri per accedere a una casa Erp. La proposta prevede che la commissione paritetica possa individuare ulteriori immobili da destinare al social housing, in deroga ai limiti previsti dalla legge vigente. L’articolo in questione prevede anche un articolo interamente dedicato al comune di Venezia, che secondo la proposta prenderà in gestione tutti gli alloggi destinati a social housing di Ater nel centro storico e nelle isole.
La legge rischia di ridurre le case a disposizione per circa 10 mila famiglie venete in graduatoria.
La legge rischia di tradursi in una riduzione di case a disposizione per le circa 10 mila famiglie venete in graduatoria, di cui circa 2.500 nel solo comune di Venezia. Monica Sambo, consigliera regionale del Partito Democratico, attacca la proposta: «La risposta a chi oggi si trova in difficoltà non può essere sottrarre alloggi a chi ha già diritto alla casa pubblica ed è in attesa dell’assegnazione». Secondo Sambo, il social housing deve aggiungere nuove possibilità, non impoverire il patrimonio Erp.
Un’alternativa per il mercato privato
La legge potrebbe tradursi in una maggiore disponibilità di case per persone che altrove di norma si arrangiano nel mercato privato, come dipendenti pubblici o lavoratori a medio reddito. Tuttavia, togliendo dal patrimonio destinato ai ceti più poveri un numero indefinito di abitazioni, si rischia di ridurre l’accesso per chi ha diritto alla casa pubblica. La commissione paritetica, composta da comune e regione, sarà responsabile di decidere quali abitazioni “convertire” e quali no.
La commissione paritetica dovrà valutare quali alloggi Ater passare da un ente all’altro.
Andrea Tomaello, co-firmatario della proposta e ex vicesindaco di Venezia, spiega che la ratio della proposta è proprio quella di intervenire sugli alloggi Ater oggi sfitti perché inagibili. «Bisogna dare risposte anche alle fasce medie, che hanno redditi troppo alti per gli alloggi Erp ma troppo bassi per il mercato, in un contesto come quello del centro storico di Venezia». La proposta di legge infatti prevede anche che la commissione paritetica possa individuare «ulteriori immobili, da destinare al social housing, situati nel medesimo ambito territoriale, anche destinati all’edilizia residenziale pubblica, in deroga ai limiti previsti» dalla legge regionale vigente, che dice che un massimo del 2% del patrimonio residenziale pubblico (Erp) in un certo ambito può essere destinato a persone che non rientrano nei criteri Erp, come personale Ulss o vittime di violenza.



