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lunedì 19 Ottobre 2026

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Come parlare ai bambini della paura del futuro: il ruolo degli adulti e la forza della creatività

Come parlare ai bambini della paura del futuro: il ruolo degli adulti e la forza della creatività

La paura del futuro, per i bambini, non è solo un’emozione, ma un’esperienza concreta che si costruisce giorno dopo giorno. In Ucraina, dove la guerra ha reso la vita quotidiana un’alternanza di sirene e minacce, i più piccoli hanno imparato a portare con sé lo zaino d’emergenza. Ma non solo: in un contesto di crisi, la capacità di immaginare un domani diverso diventa un diritto, non un lusso. È questa la lezione che emerge da un incontro tenutosi durante il WeWorld Festival, dove pedagogisti, esperti e operatori umanitari hanno riflettuto su come accompagnare i bambini attraverso le loro paure e le loro domande.

La paura non nasce da una notizia, ma da ciò che si respira ogni giorno

Le brutte notizie, i discorsi che i grandi fanno senza badare a chi c’è nella stanza, le immagini che i bambini intravvedono, sono i mattoni su cui si costruisce la loro paura. Non è una notizia precisa, ma un’atmosfera di incertezza che si diffonde, giorno dopo giorno, nel loro mondo. «Le domande che fanno sono assolutamente serie», ha sottolineato Alessia Dulbecco, pedagogista e counselor. «Sono le persone adulte che spesso non percepiscono il senso di una domanda profonda». Per questo, il ruolo degli adulti non è solo proteggere, ma ascoltare, capire e costruire intorno ai bambini una rete di sicurezza.

Non è solo la guerra a spaventare i bambini, ma anche ciò che i grandi dicono e fanno. Gli adulti credono di poter tenere i bambini fuori dalle conversazioni difficili, ma quei confini sono porosi. I bambini ascoltano tutto e a quello che ascoltano danno un senso con una logica che gli adulti spesso non vedono. Servono reti, figure di riferimento fuori dalla famiglia, comunità che sostengano i bambini e anche i grandi, senza colpevolizzare chi non trova le parole.

La sicurezza non è solo protezione, ma relazione

La distanza tra protezione e sicurezza, come ha spiegato Elena Modolo, esperta di educazione di WeWorld, si misura in minuti. In Ucraina, il tempo che serve per raggiungere un rifugio quando suona l’allarme è un’indicazione tangibile di quanto la sicurezza dipenda non solo da strutture, ma da relazioni. «I bambini ucraini non hanno lo zaino di scuola. Hanno lo zaino d’emergenza», ha detto Piero Meda, direttore di WeWorld in Ucraina. Dentro non ci sono quaderni né astucci, ma quello che serve per scendere in metropolitana o in uno scantinato: uno snack, una torcia, una felpa, un gioco. La paura degli adulti e quella dei bambini si intrecciano, e la guerra, a forza di durare, entra nei disegni e nel linguaggio dei più piccoli, fino a sembrare normale.

La creatività e il gioco sono strumenti per immaginare un futuro diverso. Per questo, oltre alle case famiglia e al sostegno quotidiano, WeWorld ha scelto di portare in Ucraina anche il gioco, la creatività, la possibilità di immaginare. «Non importa se sono sogni grandi o piccoli. Bisogna averli, i sogni», ha detto Danilo Bertazzi, attore e divulgatore, che ha lanciato il progetto RebuildingChildhoods. L’obiettivo è che i bambini scoprano che, anche nei momenti più difficili, immaginare il futuro resta un diritto.

La paura del futuro, per i bambini, non è solo un’emozione, ma un’esperienza concreta che si costruisce giorno dopo giorno. In Ucraina, dove la guerra ha reso la vita quotidiana un’alternanza di sirene e minacce, i più piccoli hanno imparato a portare con sé lo zaino d’emergenza. Ma non solo: in un contesto di crisi, la capacità di immaginare un domani diverso diventa un diritto, non un lusso. È questa la lezione che emerge da un incontro tenutosi durante il WeWorld Festival, dove pedagogisti, esperti e operatori umanitari hanno riflettuto su come accompagnare i bambini attraverso le loro paure e le loro domande.

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