Eventi estremi hanno colpito la Sardegna, con 9 comuni su 10 segnalati a rischio. L’87% dei comuni della regione corre potenzialmente un pericolo elevato, con 122mila persone che abitano in zone non sicure, 1.900 chilometri di strade franosi, 58mila edifici e 10mila attività produttive esposti. La situazione, spiegata dal direttore generale della Protezione civile regionale Mauro Merella, è il frutto di un cambiamento climatico che porta da un evento estremo all’altro, richiedendo una preparazione costante.
Monitoraggio e prevenzione in atto
Merella ha sottolineato che l’attività di monitoraggio con l’Arpas è costante e che, appena si avvicinano eventi critici, si mettono in atto azioni specifiche. «Noi facciamo un’attività di monitoraggio costante con l’Arpas», ha spiegato, «e appena vediamo l’approssimarsi di eventi critici, come quelli di mercoledì e giovedì scorsi, quando erano attesi fenomeni temporaleschi sull’intero territorio regionale, con maggiore intensità sul settore orientale, mettiamo in atto una serie di azioni. In sostanza, convochiamo i sindaci dei comuni interessati, i prefetti, ogni singola componente del sistema, Forestas, i volontari. Poi seguiamo l’evoluzione del fenomeno, non sempre è facile, le cose si modificano di continuo, ma tutti devono essere pronti a fare la loro parte e a prendere le decisioni del caso, come ad esempio, la chiusura delle scuole o di alcune strade, degli impianti sportivi e dei parchi, oppure l’organizzazione di strutture di accoglienza e misure particolari per le persone più fragili e con disabilità. Ecco, poi per fortuna quest’evento partito con le premesse peggiori, ha deviato».
Un paradosso climatico
Il direttore generale ha anche sottolineato un paradosso: «L’assurdità è che mentre la diga di Maccheronis è semivuota, nei giorni scorsi ha piovuto moltissimo lungo la costa: se l’acqua fosse caduta a pochi chilometri di distanza, sarebbe stata un toccasana per il bacino e non ci sarebbero stati i problemi che abbiamo registrato in Baronia». La situazione climatica si presenta sempre più complessa e imprevedibile.
La Sardegna, nota per il suo rischio idrogeologico, continua a essere esposta a fenomeni climatici estremi. Dopo le temperature estreme e le ondate di calore ripetute, si sono verificate precipitazioni intense, con conseguenze locali. «Siamo passati dalle temperature estreme di quest’estate, dalle ondate di calore ripetute e dall’assenza di maestrale, alle precipitazioni», ha spiegato Merella, sottolineando la necessità di adattarsi a un clima in continuo mutamento.
Nonostante la fortuna di questa volta, la situazione rimane preoccupante. La regione non è al sicuro da ulteriori eventi estremi. Molto molto peggio è andata alla Corsica, che ha avuto due vittime, crolli e migliaia di evacuati. Al prossimo giro, non si sa cosa potrà succedere, ma la preparazione e la collaborazione tra enti e cittadini restano fondamentali per mitigare i rischi. La regione, purtroppo, non è al sicuro da ulteriori eventi estremi.



