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martedì 20 Ottobre 2026

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Politica

I giovani in piazza per un futuro più giusto e l’ignoranza dello Stato sui diritti sociali

I giovani protestano per diritti sociali trascurati e mancanza di prospettive, chiedendo investimenti in salute, casa e studio.

Un’ondata di proteste si sta diffondendo in tutta Italia, con giovani che si radunano in piazza per rivendicare diritti sociali trascurati e un futuro che non sembra più possibile. La motivazione è chiara: lo Stato, secondo i partecipanti, ignora le esigenze di una generazione che vive in una condizione di crescente disuguaglianza e mancanza di prospettive. I giovani chiedono investimenti in salute, casa e studio, elementi considerati essenziali per la loro crescita e per il loro benessere. La protesta non è solo una reazione a situazioni economiche difficili, ma un segno di una profonda insoddisfazione per un sistema che non sembra più in grado di offrire opportunità a tutti.

Disuguaglianze e mancanza di speranza

La generazione più giovane vive un’esperienza diversa rispetto a quella dei loro genitori: per la prima volta, si prevede che vivano peggio di chi li ha preceduti. Questo dato, sottolineato da Alessandro Rosina, docente di Demografia e Statistica sociale, mette in luce una situazione di crescente disuguaglianza. Secondo i dati Istat ed Eurostat, la scuola non compensa più le diseguaglianze sociali di partenza. Solo il 13% dei figli di non laureati si laurea, contro il 65% di chi ha genitori con un livello di istruzione più elevato. Questo fenomeno, spiega Rosina, crea una condizione di adattamento al ribasso, con i giovani che si sentono in un Paese che non garantisce le stesse possibilità a tutti.

La protesta non è solo una reazione a condizioni economiche difficili, ma anche a una mancanza di ascolto da parte della politica. I giovani si sentono ignorati, con una politica che non sembra più in grado di rappresentarli. «Paghiamo in interessi sul debito pubblico l’equivalente sul Pil di quanto si investe in formazione, scaricando sulla nuova generazione il peso della precedente», sottolinea Rosina. Questo modello di gestione, che privilegia i debiti e non gli investimenti, crea una situazione di crescente tensione. I giovani, inoltre, contano sempre meno nel contesto elettorale, visto che il Paese si sta invecchiando e la politica punta a quelle che sono considerate le elezioni più prossime.

Un rischio di effetto boomerang

La protesta, se non viene gestita con serietà, potrebbe portare a conseguenze negative. «Menos giovani ci sono, più ci dovresti investire, perché altrimenti il Paese invecchia senza metterli nelle condizioni di farlo crescere, sviluppare, rilanciarlo», avverte Rosina. Questo rischio di effetto boomerang è legato a una mancanza di investimenti in formazione e in opportunità per i giovani. La protesta, quindi, non è solo una richiesta di diritti, ma anche una richiesta di un futuro migliore, in cui i giovani non siano più considerati come figli a carico, ma come cittadini attuali e futuri.

Per loro rivendicare il diritto allo studio significa rivendicare il proprio futuro. La protesta non è solo una richiesta di più diritti, ma anche una richiesta di riconoscimento. I giovani chiedono di essere ascoltati, di essere parte del dibattito e di poter contribuire a costruire un futuro diverso. «Il problema è anche di percezione: più del 75% dei ragazzi dice che c’è una carenza delle scuole a sostenere i ragazzi più indigenti», spiega Rosina. Questo dato, insieme a una mancanza di prospettive, crea una situazione di insoddisfazione che si traduce in proteste, ma anche in una crescente disperazione.

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